Maltempo in Abruzzo, il conto del ciclone Erminio: 414 evacuati e fiumi in lento rientro, ma resta l’allarme valanghe

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono ore di bilanci, seppur provvisori, per l’Abruzzo flagellato dal ciclone Erminio: quella che era iniziata come una perturbazione autunnale fuori stagione si è trasformata in un evento meteorologico estremo, con accumuli di pioggia che, in tre giorni, hanno più che raddoppiato la media pluviometrica dell’intero mese di aprile. Il sistema di Protezione civile, messo a dura prova, ha fatto scattare la macchina dei soccorsi su larga scala, tanto che al momento risultano attivi 132 Centri Operativi Comunali (COC) e i Centri di Coordinamento Soccorsi (CCS) distribuiti nelle quattro province – L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo – a testimonianza di una criticità diffusa che ha richiesto un presidio capillare del territorio. Le acque, che avevano raggiunto livelli preoccupanti nei principali corsi d’acqua, mostrano ora una generale tendenza all’abbassamento; un dato, questo, che lascia intravedere una lenta ma progressiva cessazione dell’emergenza idraulica, sebbene la situazione permanga sotto attenta osservazione.

Il bilancio dei displaced e la pressione sui centri operativi

Secondo l’ultimo bollettino della Protezione civile, il numero degli sfollati ha raggiunto quota 414 unità, un dato che fotografa la portata di una crisi le cui conseguenze, soprattutto nelle valli interne e lungo i versanti montuosi, si sono rivelate particolarmente distruttive. Le operazioni di evacuazione, condotte in sinergia tra vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontari, hanno interessato nuclei familiari interi spesso isolati dall’improvvisa piena dei torrenti o dalla rottura di argini minori. A questi si aggiungono i disagi legati alla viabilità secondaria, resa impraticabile da frane e smottamenti; un quadro, quello attuale, dove il pericolo non è tuttavia scongiurato del tutto, poiché il rischio idrogeologico rimane elevato su gran parte del territorio. Il miglioramento delle condizioni dei fiumi – che è stato costante ma lento – non ha infatti ancora permesso di rientrare completamente in sicurezza, e molte delle zone alluvionate restano inaccessibili se non con mezzi anfibi o a piedi.

Allerta arancione per sabato 4 aprile, il nodo delle regioni meridionali

La tregua, per quanto attesa, non sarà però immediata: il Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con le regioni coinvolte (alle quali spetta l’attivazione concreta dei sistemi di protezione nei territori), ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse per la giornata di sabato 4 aprile. L’allerta è di livello arancione per rischio idrogeologico e si estende a un’area ampia che comprende il Molise e gran parte del Sud, coinvolgendo nuovamente l’Abruzzo, la Basilicata e la Puglia. Per alcune zone di Puglia, Abruzzo, Basilicata e Campania è stata invece diramata un’allerta gialla, un segnale che invita a non abbassare la guardia nonostante il cedimento del ciclone. La scelta di mantenere un livello di attenzione così alto, a discesa del lento rientro dei fiumi, si spiega con la saturazione dei terreni: dopo giorni di piogge incessanti, il suolo non assorbe più, e anche precipitazioni moderate potrebbero innescare nuovi fenomeni franosi o colate di fango.

Numeri da record per Erminio: oltre 200 millimetri e il confronto con le medie stagionali

La furia del ciclone, ribattezzato Erminio, ha lasciato tracce indelebili nei pluviometri della rete MeteoNetwork. Sulla Majella e sul versante orientale del Gran Sasso sono stati registrati picchi complessivi superiori ai 200-250 millimetri di pioggia; cifre che, messe a confronto con la media storica del mese, restituiscono un’anomalia clamorosa: in sole settantadue ore è piovuto più del doppio di quanto ci si aspetterebbe per un intero aprile. Accumuli di 150-200 millimetri si sono evidenziati anche sul Molise, mentre sul resto del Sud – in particolare sul Foggiano – si sono toccati i 100-150 millimetri. A partire dal 31 marzo, la tempesta ha scaricato piogge torrenziali, nevicate eccezionali sugli Appennini e raffiche di vento che hanno piegato alberi e divelto infrastrutture, con gli effetti più marcati sui settori adriatici. E se l’emergenza fiumi sembra rientrare, gli occhi dei tecnici sono ora puntati sulle alte quote: il rischio valanghe, conseguenza diretta dell’abbondante neve fresca accumulatasi sui rilievi, resta una minaccia concreta per i fondovalle e le vie di comunicazione.

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