Vannacci a Cernobbio tra applausi e silenzi, Monti lo sfida: "Retorica fascista e programma incostituzionale"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il salone del convegno di Cernobbio si tinge dei colori della politica che conta, o che quantomeno ambisce a esserlo, e tra i relatori di questa edizione del Forum Ambrosetti spunta il nome di Roberto Vannacci, generale in congedo e leader di Futuro Nazionale.

Poco prima di salire sul palco, Vannacci confessa a chi lo ascolta che l'emozione per il lancio dell'aeroplano è stata più fisica, ma che comunque il contesto è bellissimo e lui è orgoglioso e fiero di esserci, perché questo significa che anche il mondo dell'economia e della finanza guarda con interesse a ciò che accade nella politica italiana. Un'affermazione che suona quasi come una rivendicazione, una sorta di certificazione di legittimità che il generale cerca, e forse ottiene, dalla prestigiosa platea comasca.

Il duello a distanza con Monti e il concetto di unanimità

Ad attenderlo sul palco, con il consueto piglio accademico e quella cortesia algida che lo contraddistingue, c'è Mario Monti, ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo, chiamato a confrontarsi con Vannacci sul tema del progetto europeo, tra integrazione e sovranismo, dalla prospettiva italiana. Un faccia a faccia che i presenti descrivono come un vero e proprio duello, seppur condotto con le armi della dialettica e dei riferimenti incrociati. Vannacci parte all'attacco con una serie di nomi e pronostici: l'Europa sta cambiando, dice, e i leader attualmente in sella vacillano.

Cita Starmer, già caduto secondo la sua analisi, e Farage pronto al lancio; poi Macron, Merz e Sanchez, sui quali azzarda che non mangeranno il panettone del 2027 ma forse solo quello del 2026, per poi ricordare la vittoria di Marine Le Pen in qualsiasi scenario possibile, e l'atteggiamento "dannunziano" di Ungheria, Slovacchia e Bulgaria, che a suo dire oppongono un "me ne frego" deciso agli ordini di Bruxelles.

Sul tema caldo del metodo decisionale europeo, Vannacci è chiaro: l'unanimità non è una patologia ma una garanzia, e se una proposta non convince tutti, non si deve cambiare il sistema di voto bensì migliorare la proposta stessa. Esiste, sostiene, un interesse nazionale italiano, e l'unanimità serve proprio per impedire che ventisei Stati possano imporre la loro volontà sul ventisettesimo.

La replica secca di Monti: "Fascismo e programma contro la Carta"

Mario Monti ascolta, resta impassibile per gran parte dell'intervento del generale, ma quando arriva il suo turno di replica lascia cadere sulla sala un silenzio denso di attesa. L'ex premier non è certo un militante dell'antifascismo, ma le sue parole suonano come uno schiaffo morale: ascoltando Vannacci, dice, e leggendo il suo programma politico, un aspetto del fascismo è già in atto. La sua non è un'accusa generica, ma un'affermazione ponderata, che Monti argomenta con precisione chirurgica.

Poi il colpo più duro: il programma di Futuro Nazionale, secondo l'ex professore, viola la Costituzione italiana. E Monti non usa giri di parole: dichiara che combatterà quella che definisce senza mezzi termini la "retorica fascista" del leader di Futuro Nazionale. Un'etichetta pesante, che in un contesto come quello di Cernobbio, tradizionalmente più attento ai numeri e ai bilanci che alle etichette ideologiche, risuona con un'intensità inaspettata.

La replica di Monti, per quanto compassata, sgancia due o tre siluri che fanno breccia nella narrazione del generale, mettendo in luce, con il linguaggio asciutto dei professori, quelle che a suo avviso sono le incongruenze e i pericoli di una deriva autoritaria.

Le parole che accendono il dibattito tra sovranismo e garanzie

Vannacci, dal canto suo, aveva già annunciato il suo pensiero sulla possibilità di un allargamento dell'Unione, e le sue dichiarazioni lasciano intendere che non tutti, a suo parere, sono così desiderosi di entrare. Una posizione che stride con la retorica europeista tradizionale e che trova in Monti un oppositore convinto, soprattutto sul tema dell'unanimità, che l'ex premier considera una garanzia di tutela per i Paesi più piccoli, mentre Vannacci la trasforma in uno strumento di difesa del singolo Stato.

Il confronto è aspro e, a tratti, surreale, se si pensa che si svolge in una delle roccaforti del pensiero economico liberale, dove il sovranismo di Vannacci si trova a fare i conti con il realismo pragmatico di Monti. Lo scambio di battute diventa quasi un faccia a faccia tra due modi di intendere la nazione e l'appartenenza al consesso europeo, con il generale che rivendica l'orgoglio nazionale e Monti che richiama ai principi fondativi della democrazia italiana ed europea.

E mentre la platea di banchieri, imprenditori e manager osserva e ascolta, il dibattito si fa sempre più intenso, fino al momento in cui la tensione si scioglie solo nei saluti finali tra i due relatori.

L'eco di un confronto destinato a lasciare il segno

L'evento di Cernobbio, per la sua tradizione, è solitamente un palcoscenico di discorsi misurati e previsioni economiche, ma oggi la politica irrompe con la forza di un pugno chiuso sul tavolo. Le accuse di Monti, in particolare, non potranno essere facilmente archiviate come un semplice scambio di vedute, perché toccano il cuore del programma politico di Vannacci, mettendo in dubbio la sua stessa legittimità costituzionale.

Per il leader di Futuro Nazionale, la presenza a Cernobbio rappresenta comunque una tappa di un percorso che lo porta sempre più al centro dell'attenzione mediatica, mentre per Monti è l'occasione per ribadire, con la forza dell'esperienza, i confini invalicabili di una democrazia che deve sapersi difendere anche dalle parole.

Resta il fatto che il Forum Ambrosetti di quest'anno si tinge di una tonalità politica più vivida del solito, e le parole di Vannacci e Monti, così come i silenzi che le hanno accompagnate, rimarranno per lungo tempo un riferimento per chi cerca di capire dove stia andando il dibattito sul futuro dell'Italia e dell'Europa. Sul palco, alla fine, i due si stringono la mano, ma nell'aria resta il peso di un confronto che ha messo a nudo le distanze incolmabili tra due visioni del mondo e della convivenza civile.

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