Cernobbio, il faccia a faccia tra Monti e Vannacci: applausi e accuse sul palco di Villa d'Este

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli applausi in sala dicono che ha vinto Mario Monti. La febbrilità fuori dalla sala, l'attenzione, gli spostamenti delle folle nei corridoi attorno a Roberto Vannacci dicono invece che sarà una campagna elettorale complicata. Il senatore a vita ha accettato di confrontarsi con il suo opposto antropologico al Forum Teha di Villa d'Este, confutandolo con calma su ciascuna delle sue tesi, in un dibattito che ha segnato il debutto in società del leader di Futuro Nazionale e che ha messo in luce tutte le distanze, incolmabili, tra due visioni dell'Europa e del futuro del Paese.

Un confronto asimmetrico: le impressioni della platea

La comunità di imprenditori, manager ed esperti riunita a Cernobbio ha percepito l'asimmetria tra i due interlocutori, finendo per premiare la coerenza di chi ne aveva: in questo caso Monti, non Vannacci. Non è mai facile, per un oratore, trovarsi di fronte a un interlocutore che parla per titoli e non si cala mai nella sostanza dei titoli stessi, e l'ex generale, consapevole di non poter fare del suo passaggio a Villa d'Este semplicemente uno sguaiato comizio, ha provato a trattenersi.

L'imprenditrice Emma Marcegaglia ha notato come Vannacci non si sia lasciato andare alle solite iperboli, ma sia "saltato fuori che non ha idea di come governare", non avendo detto nulla su energia e innovazione e contraddicendosi sull'Europa, perché vuole restare dentro ma senza accettarne la logica.

L'attacco di Monti: "Retorica e spirito del fascismo"

Mario Monti, dal canto suo, ha sferrato un attacco in grande stile, partendo dolcemente con una citazione di Albert Camus: "Amo troppo il mio paese per essere nazionalista", frase con cui ha riscosso subito molti applausi. Poi, l'affondo: "Non trovo nel suo programma e ascoltando i suoi interventi la ricostituzione del Partito fascista, ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto.

Trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica, dello spirito del fascismo: più o meno si dichiara la superiorità dell'Italia, degli italiani e, vogliamo dire, della razza italiana". L'ex presidente del Consiglio ha anche accusato Vannacci di aver giurato sulla Costituzione, per poi violarla palesemente con il suo programma in molti punti, che sarebbero anche in violazione della Carta Fondamentale dei Diritti Umani dell'Unione Europea.

Monti ha concluso con una promessa solenne, rivolta direttamente al generale: "Se lei va avanti su questa strada, spenderò le mie ultime energie per impedirlo".

Le repliche di Vannacci: "Un partito che guarda al futuro"

Roberto Vannacci ha respinto al mittente le accuse, definendo "ridicola" l'ipotesi di ricostituzione del partito fascista e sostenendo che le critiche di Monti corrispondono a sue "personali convinzioni" che non rispecchiano la realtà. "Tutt'altro, siamo un partito che guarda al futuro. L'esaltazione della nostra identità, delle nostre radici e della nostra storia dovrebbe essere il succo di qualsiasi politica che voglia fare il bene dell'elettorato a cui si riferisce", ha ribattuto.

Quanto alla possibilità di modificare la Costituzione, Vannacci ha ricordato che è un documento che si presta al cambiamento e che l'ultima volta è stata cambiata da un governo di sinistra, chiedendo retoricamente se quel governo fosse fascista solo perché voleva cambiare la Carta. Sul programma del suo movimento, ha rivendicato la piena aderenza ai principi costituzionali, pur aprendo alla possibilità di adattamenti alla modernità.

L'Europa al centro: unanimità e sovranità

Il cuore del confronto, come prevedibile, è stato il progetto europeo. Vannacci ha difeso il principio dell'unanimità nelle decisioni europee più sensibili, sostenendo che non rappresenta una patologia istituzionale, ma una garanzia per la sovranità nazionale. Ha citato i casi di Islanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito come esempi di Paesi che, per ragioni diverse, hanno scelto di non aderire o di uscire dall'Unione.

"Più che un ReArm Europe servirebbe un Reborn Europe", ha detto, puntando il dito contro la denatalità e la burocrazia. Monti, invece, ha evidenziato come la difesa dell'unanimità sia una "condanna" e una ricetta per l'inefficienza, contrapponendo alla visione del generale un'idea di Europa come "edificio imperfetto", ma senza il quale gli Stati tornerebbero a farsi concorrenza a vicenda, fino a indebolirsi.

Il verdetto della sala e le conseguenze politiche

Monti ha preso un minuto di applausi a scena aperta, Vannacci qualche sparuto battimano qua e là. Forse alcuni semplicemente non si sono fatti sentire per prudenza; certo nessun imprenditore si è fatto avanti a fare domande a Vannacci nel dibattito pubblico. L'economista Brunello Rosa ha notato che Vannacci "ha iniziato meno peggio di quanto mi sarei aspettato, però il suo messaggio era debole e Monti l'ha smontato in un attimo".

Resta il sospetto che, benché il senatore a vita abbia prevalso nel confronto nella sala di Villa d'Este, fuori sia stato Vannacci a vincere: si è misurato da pari a pari con un ex presidente del Consiglio, uno dei più emblematici commissari europei degli ultimi decenni. La sua presenza al Forum, sebbene contestata da alcuni ambienti europeisti, ha di fatto sancito la sua ascesa a interlocutore nazionale, con un partito che i sondaggi danno intorno al 10%.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.