Napoli, faccia a faccia sul referendum: le ragioni del Sì e del No a confronto nella sala dei Pellegrini
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Redazione Interno
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Sarà un confronto a tratti serrato, certamente articolato, quello che si preannuncia per sabato 22 febbraio 2026 a Napoli, quando la Sala del Mandato dell’Arciconfraternita dei Pellegrini ospiterà, a partire dalle dieci del mattino, un dibattito pubblico di quelli che contano. L’incontro, voluto per mettere nero su bianco le ragioni contrapposte in vista del referendum confermativo del 22 e 23 marzo, vedrà alternarsi voci di spessore provenienti da entrambi gli schieramenti. Dopo il saluto iniziale del primicerio Giovanni Cacace, a sostenere le ragioni del Sì interverranno il professor Vincenzo Maiello, ordinario di Diritto Penale alla Federico II e rappresentante del Comitato Mario Pagano, e l’ex procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato, che siederà invece per il Comitato Sì riforma. Sul fronte opposto, a difendere l’impianto attuale e a invitare al voto contrario ci saranno Giovanni Bachelet, alla guida del Comitato Società Civile per il No, ed Ettore Ferrara, già presidente del Tribunale di Napoli e coordinatore per il distretto del Comitato Giusto dire NO.
La riforma e i suoi cardini: separazione delle carriere e sorteggio dei togati
Il cuore pulsante della consultazione, che porterà gli italiani alle urne per l’intera giornata di domenica 22 marzo e fino al primo pomeriggio del lunedì successivo, è la riforma costituzionale voluta dal governo e fortemente sostenuta dal ministro Carlo Nordio. Un provvedimento, questo, che incide profondamente sull’ordinamento giurisdizionale e che mira a introdurre nel nostro sistema due princìpi cardine: la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti e una nuova modalità di composizione del Consiglio Superiore della Magistratura, il cui sorteggio dei membri togati, come ha avuto modo di spiegare lo stesso Guardasigilli in più occasioni, servirebbe a spezzare quelle logiche di corrente che talvolta hanno portato a quello che lui stesso ha definito un “mercimonio di cariche” -3. Non si tratta, hanno tenuto a precisare i promotori del Sì, di un atto ostile verso la magistratura, quanto piuttosto della naturale evoluzione di un processo accusatorio che in molti paesi occidentali, dagli Stati Uniti al Regno Unito, dà per scontata questa distinzione di ruoli e funzioni.
Le ragioni del No: l’allarme per l’indipendenza e i rischi di un Csm “debole”
Di parere diametralmente opposto i rappresentanti del fronte del No, i quali vedono nella riforma non un miglioramento dell’efficienza giudiziaria, bensì un potenziale vulnus all’autonomia e all’indipendenza della magistratura. La critica, che verrà probabilmente approfondita nel corso del dibattito napoletano, si concentra proprio sul meccanismo del sorteggio: toglierebbe ai magistrati la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti, frammentando il togato e rendendolo più vulnerabile a possibili influenze esterne, in particolare da parte di una componente laica che, seppur sorteggiata da un bacino ristretto, potrebbe rivelarsi più coesa e forte nelle sedi decisionali come il Csm -10. Si paventa, insomma, il rischio che le nomine degli alti uffici giudicanti possano finire sotto una più diretta e condizionante egida politica, minando alla base quel principio di terzietà del giudice che è, o dovrebbe essere, pilastro fondamentale di ogni democrazia.
Un dibattito nella città che vive la tensione giudiziaria
Che si terrà proprio a Napoli non è un dettaglio di poco conto, considerando che è una città dove il rapporto tra politica e magistratura è da sempre vissuto con particolare intensità e dove, tra l’altro, il procuratore Nicola Gratteri aveva scatenato polemiche definendo il voto per il Sì come quello di certi centri di potere o di massoneria deviata, salvo poi precisare che le sue parole erano state estrapolate da un contesto più ampio e lette in modo strumentale -9. Al di là delle dichiarazioni, che pure hanno infiammato il dibattito pubblico e portato a richieste di chiarimento in seno al Csm, l’incontro del 22 febbraio si propone come un momento di approfondimento sostanziale e lontano dalle scintille della polemica politica quotidiana. Organizzato con l’intento di fornire ai cittadini gli strumenti per comprendere la portata di una riforma che, toccando la Carta Costituzionale, inciderà in modo permanente sugli equilibri tra i poteri dello Stato, l’evento vedrà alternarsi gli interventi programmati dei relatori, dando così vita a una discussione che si preannuncia quanto mai necessaria a poche settimane dal voto.




