Il Cremlino fissa la condizione per il faccia a faccia tra Putin e Zelensky: solo per l’accordo finale
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Redazione Esteri
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La possibilità di una stretta di mano tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, un evento che per lungo tempo è apparso sulla soglia dell’impossibilità, torna a essere oggetto di discussione nei palazzi del potere, sebbene subordinata a una condizione tanto stringente quanto rivelatrice delle attuali strategie del Cremlino. Secondo quanto ribadito dal portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, un eventuale summit tra i due leader non avrebbe ragione d’essere se non nella fase conclusiva delle trattative, fungendo esclusivamente da ratifica di un accordo già cucito a tavolino dai rispettivi rappresentanti. “La cosa principale è lo scopo dell’incontro”, ha dichiarato Peskov, chiarendo come Mosca sia disponibile ad accogliere Zelensky nella capitale, ma solo quando si tratterà di mettere nero su bianco un'intesa già sostanzialmente raggiunta, evitando così un confronto diretto che potrebbe trasformarsi in una tribuna politica priva di sostanza.
Mosca cambia il passo della diplomazia e detta i tempi del negoziato
A gettare ulteriore luce sulle intenzioni del ministero degli Esteri guidato da Sergey Lavrov, è la posizione assunta nei confronti del tavolo diplomatico, che appare sempre più come un’estensione del campo di battaglia. Pur accogliendo positivamente l’idea di riaprire un dialogo, riallacciandosi idealmente ai precedenti colloqui tenutisi a Istanbul, Lavrov ha volutamente smorzato gli entusiasmi, definendo le negoziazioni con Kiev come una questione non prioritaria per l’agenda del Cremlino. Questa presa di distanza, che a prima vista potrebbe sembrare una contraddizione rispetto alla disponibilità mostrata da Peskov, delinea invece una linea ben precisa: Mosca non intende inseguire il tavolo delle trattative, né tantomeno subirne le tempistiche, preferendo invece lasciare che siano i fatti sul terreno – e la resilienza ucraina – a determinare la reale urgenza di un confronto.
Zelensky rivendica la via diplomatica e il legame con gli alleati
Sull’altro versante del fronte, il presidente ucraino rivendica con forza la volontà di non abbandonare la via diplomatica, sebbene inserisca questa apertura in un quadro di assoluta fermezza militare. In un messaggio diffuso attraverso i suoi canali ufficiali, Zelensky ha ribadito che Kyiv non si sottrae all’ipotesi di negoziare, specificando anzi di essere in costante e operativo contatto con i partner chiave della coalizione occidentale. Un riferimento particolare è andato al canale diretto con Washington, dove l’amministrazione Trump – ormai stabilmente insediata da oltre un anno – continua a giocare un ruolo di mediatore ponderale, sebbene senza le scadenze stringenti che avevano caratterizzato i primi mesi del nuovo corso americano. Questa apertura, che il leader ucraino ha definito come una “ricerca di una strada che porti Mosca a porre fine alle ostilità”, convive con la consapevolezza della necessità di preparare il paese alle prossime dure scadenze, a partire dalla gestione del prossimo inverno e delle infrastrutture energetiche.
L’inverno alle porte e la tattica dei due leader sul campo
Mentre le diplomazie incrociano i propri veti e le proprie aperture, la realtà operativa sul campo continua a seguire una logica che sembra prescindere dalle dichiarazioni pubbliche. La condizione posta da Peskov – un incontro solo per siglare un “deal” – e la cautela espressa da Lavrov tradiscono la volontà russa di non concedere a Zelensky quella che considererebbero una piattaforma per guadagnare tempo o risorse. Al contempo, l’insistenza di Kyiv nel definirsi pronta al dialogo, pur senza cedere sulla sovranità territoriale, serve a mantenere saldo il sostegno occidentale, mostrando all’opinione pubblica internazionale un volto ragionevole di fronte all’intransigenza del vicino orientale. Il vero nodo, dunque, non è tanto se i due presidenti si incontreranno, ma cosa accadrà prima di quel momento, in una fase in cui ogni mossa tattica sul terreno di gioco viene ancora utilizzata come leva per spostare gli equilibri prima di sedersi a quel tavolo tanto agognato quanto temuto.




