Zelensky apre a un faccia a faccia con Putin ma esclude Mosca e Kiev; cresce lo scandalo Tymoshenko
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Redazione Esteri
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La tregua, quella vera, sembra un miraggio in un conflitto che ormai si trascina da anni, eppure il presidente ucraino Volodymyr Zelensky prova a smuovere le acque dal punto di vista diplomatico, dichiarandosi pronto a incontrare il suo omologo russo, Vladimir Putin. In un’intervista esclusiva concessa al Gr Rai, il leader ha specificato – quasi a voler mettere dei paletti chiari prima ancora di sedersi a un ipotetico tavolo – che né la capitale ucraina né quella russa possono essere considerate sedi adatte per un simile vertice. La sua disponibilità, ha spiegato, è reale ma condizionata alla scelta di un luogo terzo, una sorta di territorio neutrale che potrebbe collocarsi in Medio Oriente, in Europa o persino negli Stati Uniti; l’importante, insomma, è che non si tratti di una "partita in casa" per nessuna delle due parti in causa.
La questione del Donbass e la tregua energetica come apripista
Zelensky, nel corso della stessa intervista, ha voluto chiarire un punto cruciale che spesso aleggia nei corridoi delle diplomazie occidentali, ovvero l’impossibilità di discutere una semplice cessione del Donbass come se fosse un banale baratto. Lasciare quelle terre ai russi, ha argomentato con una certa dose di realismo, significherebbe consegnare loro proprio le aree meglio fortificate senza che questi debbano subire alcuna perdita sul campo. Parallelamente a questa apertura – che per ora rimane solo una dichiarazione d’intenti – il governo di Kiev sta cercando di concretizzare un primo passo concreto verso una de-escalation: la sospensione degli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche. Una proposta, questa, che è già stata recapitata al Cremlino grazie alla mediazione degli Stati Uniti, i quali, nonostante l’attenzione globale sia oggi catalizzata da altri fronti di crisi, mantengono un canale aperto con entrambe le capitali. L’Ucraina si dice pronta a fermare i propri raid nel settore energetico solo a patto che Mosca faccia altrettanto, un meccanismo di specularità che però, al momento, non ha ancora trovato un riscontro ufficiale da parte russa.
Uno scandalo di corruzione scuote il parlamento ucraino
Mentre il fronte militare continua a registrare pesanti scambi di colpi – con raid segnalati sulla città di Zaporizhzhia che avrebbero causato almeno una vittima e attacchi alle infrastrutture portuali nel Mar Nero – sul fronte interno della politica ucraina è esploso un caso giudiziario di rilievo che coinvolge una figura storica del paese. L’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (Nabu), di concerto con la Procura speciale anticorruzione (Sapo), ha infatti annunciato di aver concluso la fase istruttoria preliminare a carico di Yulia Tymoshenko, leader del partito Batkivshchyna (Patria). La politica, già prima ministra in passato e protagonista di numerose tornate elettorali, è sospettata di aver orchestrato un sistema illecito di ricompense destinato ad alcuni parlamentari della Verkhovna Rada.
Secondo quanto ricostruito dalle autorità investigative, il meccanismo sarebbe stato avviato nel dicembre del 2025 e prevedeva un sistema stabile di pagamenti anticipati; in cambio di questi benefici, i deputati avrebbero dovuto attenersi scrupolosamente alle indicazioni di voto ricevute, astenendosi o addirittura disertando le sedute quando richiesto. Le indagini, che hanno richiesto diversi mesi per essere completate, hanno portato ora al cosiddetto "discovery", ovvero la fase in cui gli avvocati della difesa possono accedere ai materiali raccolti, prima che la vicenda approdi eventualmente in aula. Tymoshenko, da parte sua, ha sempre respinto le accuse, definendole una persecuzione politica orchestrata ad arte.
Il contesto bellico e le ripercussioni internazionali
Sul piano puramente bellico, le ostilità non accennano a diminuire nonostante le avances verbali. Kiev ha accolto con favore il cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Iran – un evento che, indirettamente, potrebbe alleviare le tensioni globali e ridistribuire le attenzioni diplomatiche – ma sul terreno la situazione resta fluida e pericolosa. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, ha ribadito la posizione ucraina riguardo alla tregua in Medio Oriente, ma contestualmente Zelensky ha dovuto constatare come la proposta di interrompere gli attacchi alle reti elettriche e ai giacimenti russi sia stata finora accolta con silenzio o freddezza da Mosca. In questo scenario complesso, la volontà di incontrare Putin espressa al Gr Rai rappresenta un tentativo di uscire dall’impasse propagandistica, cercando di forzare la mano al Cremlino davanti all’opinione pubblica internazionale. Che si tratti di una mossa tattica o di un sincero cambio di passo, lo si potrà forse capire solo quando (e se) verrà trovata quella "sede neutrale" di cui parla il presidente.




