Famiglia nel bosco, la madre riabbraccia i figli dopo 25 giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso il trasferimento dei tre bambini, congelando l’ordinanza del 6 marzo scorso che ne disponeva l’allontanamento dalla casa famiglia di Vasto, dove i minori sono ospitati dal 20 novembre 2025. A motivare la decisione dei giudici – come si legge nei documenti depositati – sono state le ultime relazioni inviate dalla stessa struttura che, dopo aver inizialmente segnalato criticità legate alla presenza della madre, ha fatto marcia indietro comunicando, lo scorso 23 marzo, la propria disponibilità a proseguire l’accoglienza, seppur definendola “in via temporanea” in attesa degli sviluppi del procedimento. I bambini, sottolinea il provvedimento, sarebbero “sereni” e integrati nel percorso didattico: “Trascorsa la comprensibile commozione in occasione del distacco” dalla madre, si legge nelle carte, “i minori si sono presto tranquillizzati”.

L’incontro protetto dopo lo strappo

A distanza di venticinque giorni dall’ultimo contatto diretto, Catherine Birmingham ha potuto riabbracciare i figli. L’incontro, avvenuto nel pomeriggio di oggi, primo aprile, nella casa famiglia di Vasto, rappresenta il primo riavvicinamento in presenza dopo il decreto che il 6 marzo aveva disposto l’allontanamento della donna dalla struttura. Nei giorni scorsi i legali della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, avevano depositato istanza per consentire il faccia a faccia, mentre il padre Nathan – che ha mantenuto un ruolo di tramite con i servizi sociali – aveva avuto un colloquio con l’assistente sociale incaricata, Veruska D’Angelo, che ha poi aperto alla possibilità di programmare l’incontro. La relazione degli operatori che aveva portato all’allontanamento della madre parlava di una presenza ritenuta “gravemente ostativa agli interventi programmati” e “pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”.

Il clima nella struttura e il dietrofront degli operatori

Dalle relazioni acquisite al fascicolo emerge un quadro che ha contribuito a modificare l’orientamento del tribunale. Nella documentazione del 13 marzo, una settimana dopo l’allontanamento della madre, gli educatori avevano descritto un cambio di atmosfera: “Il clima generale all’interno della struttura è tornato ad essere disteso e privo di contrasti e/o tensioni”. Una frase che, nelle intenzioni dei giudici, ha pesato nel ritenere superata l’urgenza del trasferimento. La stessa casa famiglia, pur avendo richiesto in precedenza l’allontanamento, ha poi espresso disponibilità a mantenere i bambini, spiegando che la decisione iniziale era stata dettata dalle difficoltà relazionali emerse con la madre, la cui presenza – secondo gli operatori – “aveva letteralmente minato tale atmosfera con i suoi scatti d’ira e la sua mancanza di rispetto, coinvolgendo pienamente anche gli altri ospiti della comunità”.

Le videochiamate e il ripristino dei contatti

Durante il periodo di separazione, che ha fatto seguito al decreto del 6 marzo, i contatti tra Catherine e i bambini erano proseguiti esclusivamente a distanza. Inizialmente erano state autorizzate tre videochiamate settimanali, organizzate con il supporto del marito e sotto la supervisione della comunità; successivamente la frequenza era stata ridimensionata in base alle indicazioni emerse dalle valutazioni degli operatori. Oggi, con l’incontro in presenza, si apre una fase nuova: non è stato comunicato se il calendario delle visite sarà regolato da tempi contingentati o se si procederà con incontri supervisionati, ma le modalità seguono il modello già sperimentato per il padre, che continuava ad avere accesso alla struttura. Sullo sfondo resta la situazione abitativa: il Comune di Palmoli ha reso disponibile una nuova abitazione per la famiglia, ma al momento il trasloco non è stato effettuato e i genitori non si sono ancora trasferiti nella casa assegnata.

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