Alluvione in Vietnam, piogge da primato e un bilancio che pesa
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Redazione Esteri
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Un nubifragio di portata storica si è abbattuto sul Vietnam centrale, segnando non solo una tragedia umana ma anche un capitolo significativo negli annali della meteorologia. Nella città di Huế, abituata a sopportare la furia dei monsoni, le nubi hanno scatenato una quantità d'acqua quasi inimmaginabile: oltre 1.700 millimetri di pioggia sono caduti nell’arco di un solo giorno, un volume che, se distribuito su ogni metro quadrato di terreno, equivarrebbe a una colonna d’alta di un metro e settanta centimetri. Si tratta di un dato che sfiora da vicino il record mondiale assoluto, stabilito nell’Isola di Réunion con 1.825 millimetri, e che colloca immediatamente l’evento vietnamita tra le precipitazioni più intense e concentrate mai verificate sul pianeta.
Le conseguenze immediate del disastro
Mentre i pluviometri registravano numeri da primato, sul terreno la situazione evolveva rapidamente in una catastrofe. Le autorità preposte alla gestione dei disastri hanno dovuto constatare, con un bollettino reso noto domenica, un bilancio particolarmente grave: trentacinque vite sono state stroncate dalle inondazioni e cinque persone, al momento, risultano disperse. L’acqua, che in poche ore ha invaso tutto ciò che incontrava, non ha risparmiato nulla, portando via con sé anche un numero impressionante di animali, più di quarantamila, e allagando completamente circa sedicimila abitazioni, molte delle quali sono state ricoperte da uno spesso strato di fango e detriti.
La macchina dei soccorsi e della bonifica
Di fronte a uno scenario di così vasta distruzione, si è attivata una complessa operazione di soccorso e di bonifica. Migliaia di militari, appartenenti alla Regione Militare 4, di ufficiali e di volontari sono stati mobilitati per affrontare l’emergenza. I loro sforzi, che proseguono senza sosta, si concentrano sulla rimozione dei detriti che ostruiscono le strade e sulla pulizia delle reti fognarie, le quali, se intasate, rappresentano un ulteriore pericolo per la salute pubblica. L’obiettivo principale, in questa fase, è il ripristino dei servizi essenziali: l’elettricità, l’acqua potabile, ma anche le scuole e le strutture sanitarie in nove delle zone che hanno subito i danni maggiori.
La fragilità di un territorio alla prova
Questo evento eccezionale ha messo in luce, ancora una volta, la vulnerabilità di un territorio periodicamente esposto a fenomeni meteorologici estremi. La quantità di acqua caduta, che ha trasformato strade e piazze in fiumi in piena, ha superato di gran lunga la capacità di drenaggio del suolo e delle infrastrutture, lasciando dietro di sé non solo una scia di lutti e danni materiali, ma anche un paesaggio profondamente ferito. La preoccupazione, ora, è rivolta alla possibilità che il ristagno di acque e fango possa generare focolai di inquinamento e favorire il diffondersi di malattie, un rischio che le operazioni di pulizia tentano di scongiurare.




