Burundi, malattia misteriosa con 5 morti: l’Oms indaga nel distretto di Mpanda

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Sono già cinque i decessi accertati – e il numero dei contagiati ha superato la trentina, toccando quota 35 – da quando, lo scorso 31 marzo, le autorità sanitarie del Burundi hanno ricevuto la prima segnalazione di una patologia dall’origine ancora del tutto sconosciuta. Il focolaio è stato individuato nel distretto di Mpanda, una zona settentrionale del Paese africano, e ha subito innescato un’operazione congiunta tra il ministero della Salute locale e l’Organizzazione mondiale della Sanità, quest’ultima già impegnata sul campo con i propri partner per cercare di dare un nome a questo nemico invisibile. Le indagini, va detto, procedono senza tregua, ma i primi risultati di laboratorio hanno già escluso alcune delle ipotesi più temute.

Esclusi Ebola e Marburg, resta l’allarme per i sintomi gastrointestinali

L’Oms, in una nota diffusa nelle scorse ore, ha confermato che i test finora condotti sono risultati negativi per virus letali come quello di Ebola e Marburg; stessa sorte, tra gli esami già effettuati, per la febbre della Rift Valley, la febbre gialla e la febbre emorragica di Crimea-Congo. Un sollievo parziale, se vogliamo, perché la sindrome continua a mietere vittime e a diffondersi – almeno stando ai dati ufficiali – prevalentemente all’interno di singoli nuclei familiari e tra i contatti stretti dei primi ammalati. La sintomatologia, descritta dalle agenzie sanitarie che operano sul posto, include vomito e diarrea, manifestazioni che possono rapidamente portare a disidratazione e complicanze sistemiche, soprattutto in contesti dove l’accesso alle cure di base rimane frammentario.

Un focolaio familiare sotto osservazione, nessuna correlazione con febbri emorragiche note

Gli investigatori dell’Oms Burundi – che hanno prontamente diffuso l’allarme anche attraverso il proprio profilo ufficiale sulla piattaforma X – stanno lavorando per tracciare l’albero dei contatti e risalire al possibile veicolo dell’infezione: acqua, cibo o, chissà, un vettore animale ancora non identificato. La circostanza che i primi casi siano emersi tra persone che vivevano sotto lo stesso tetto rafforza l’ipotesi di una trasmissione per via diretta o attraverso elementi ambientali condivisi, ma nessuna certezza è stata ancora raggiunta. Ciò che appare chiaro, per ora, è l’assenza di un legame con le grandi febbri emorragiche già note, un’esclusione che, per quanto rassicurante sotto alcuni aspetti, complica la diagnosi differenziale e allunga i tempi dell’identificazione dell’agente patogeno.

La macchina delle indagini è in moto: 35 contagiati e nessuna tregua per i laboratori

Il bilancio aggiornato parla quindi di 35 persone colpite dalla sindrome misteriosa, delle quali cinque non ce l’hanno fatta. Un tasso di letalità, questo, che tiene alta l’attenzione degli epidemiologi, i quali stanno ora ampliando lo spettro delle ricerche ad altri virus e batteri non ancora esaminati. La prima segnalazione ufficiale, lo ricordiamo, risale al 31 marzo scorso e da allora il distretto di Mpanda è diventato una sorta di laboratorio a cielo aperto, con squadre mobili che prelevano campioni, intervistano i malati e cercano di isolare eventuali nuove comparse. L’Oms, da parte sua, ha attivato i protocolli standard per le emergenze sanitarie di origine sconosciuta, coordinando i flussi informativi tra il governo di Gitega e i centri di referenza regionali. Resta, per ora, il mistero sulla natura di questa patologia, mentre le autorità raccomandano misure igieniche di base e monitorano ogni nuovo caso con l’urgenza che simili episodi impongono.

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