Conte scrive a Lisei e chiede la data dell'audizione in commissione Covid
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Redazione Interno
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Il braccio di ferro sulla gestione della pandemia non accenna a placarsi e, anzi, si arricchisce di un nuovo, decisivo capitolo. Giuseppe Conte, attraverso una lettera ufficiale indirizzata al presidente della commissione parlamentare d'inchiesta, il senatore di Fratelli d'Italia Maurizio Lisei, ha formalmente richiesto di conoscere la data della sua audizione, sollecitando un riscontro che, a suo dire, tarda ad arrivare da oltre due anni.
Il clima, inevitabilmente, si scalda a pochi mesi dalle scadenze elettorali e la vicenda, che coinvolge i ruoli e le responsabilità della massima carica dell'esecutivo durante i mesi più duri dell'emergenza sanitaria, si trasforma in un vero e proprio campo di battaglia politico.
Il pressing dell’ex premier e le accuse a Fratelli d’Italia
L'ex presidente del Consiglio, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha spiegato le ragioni di questa insistente richiesta, sostenendo che l'audizione, nella sua ottica, rappresenterebbe l'occasione per smontare quelle che definisce "false accuse" a suo carico.
Conte ha parlato apertamente di un "plotone d'esecuzione", una macchina bellica costruita ad arte per metterlo alla gogna, e ha ribadito la sua piena disponibilità a sottoporsi al contraddittorio, arrivando a ipotizzare le proprie dimissioni per poi rientrare in commissione, con l'obiettivo dichiarato di apporre la propria firma sulla relazione finale, certa di poter demolire le tesi avversarie.
La lettera, indirizzata a Lisei, rappresenta un atto formale che scardina la narrazione di un presunto silenzio da parte dell'ex capo di governo, trasformando la sua posizione da passiva ad attivamente rivendicativa.
La replica di Fratelli d’Italia e la controffensiva politica
Dall'altra parte dello schieramento, i parlamentari di Fratelli d'Italia non hanno raccolto l'invito con particolare entusiasmo, anzi. La risposta alla missiva di Conte è stata secca e, sotto certi aspetti, sprezzante. Secondo gli esponenti del partito della premier, la richiesta dell'ex presidente del Consiglio sarebbe un tentativo tardivo e maldestro di utilizzare la commissione parlamentare come uno "scudo" per evitare di rispondere delle proprie gestioni di fronte all'opinione pubblica.
La controffensiva di FdI è chiara e mira a ribaltare la prospettiva: se Conte vuole veramente essere ascoltato, deve prima fare un passo indietro e dimettersi dalla commissione, per poi mettersi in fila come tutti gli altri cittadini convocati. Questa posizione, espressa con forza dai vertici del partito, getta un'ombra lunga sulla credibilità della richiesta di Conte, dipingendola come una mossa strategica più che come un sincero atto di trasparenza.
La dinamica del contraddittorio e le possibili implicazioni
La vicenda, ormai, si dipana su un doppio binario. Da un lato, l'ex premier che si professa vittima di una strumentalizzazione politica e che reclama il diritto di essere ascoltato, quasi a voler trasformare l'aula della commissione in un tribunale mediatico dove difendere la sua personale verità. Dall'altro, una maggioranza che vede in questa insistenza una chiara operazione di distrazione di massa, volta a coprire le omissioni e le criticità di una gestione che, a loro dire, ha pesato come un macigno sulle sorti del Paese.
La missiva di Conte, in questo senso, non fa che cristallizzare le posizioni e alzare il livello dello scontro, spostando l'attenzione dai contenuti oggettivi dell'inchiesta alle dinamiche personali e politiche che la animano. L'audizione, qualora venisse effettivamente calendarizzata, si preannuncia come un evento cruciale in grado di influenzare non solo il prosieguo dei lavori della commissione, ma anche il clima politico generale, già incandescente in vista della campagna elettorale delle politiche del 2027.
Il conto alla rovescia per l’audizione
A questo punto, la palla passa nelle mani del presidente Lisei, che dovrà rispondere alla sollecitazione di Conte, decidendo se e quando fissare l'audizione richiesta. La risposta, ovviamente, non sarà solo un atto burocratico, ma una mossa politica dalle implicazioni significative. Se da un lato un rifiuto o un ulteriore rinvio potrebbero alimentare le accuse di strumentalizzazione e di volontà di imbavagliare l'ex premier, dall'altro una convocazione rapida potrebbe privare Conte della sua principale arma retorica, costringendolo a confrontarsi con le domande dei commissari senza più alibi.
Il braccio di ferro, dunque, è solo all'inizio, e ogni mossa viene studiata con cura per non perdere il controllo della narrazione di quella che, ormai, è diventata una vera e propria partita a scacchi tra i due principali schieramenti politici del Paese, con il tema della pandemia trasformato in un gigantesco banco di prova per le prossime sfide elettorali.




