Conte all'attacco: "Commissione Covid, da Palazzo Chigi l'ordine di screditarmi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   "Siamo ormai in un clima da campagna elettorale, evidentemente hanno individuato in me e nel M5S il pericolo numero uno. E, da palazzo Chigi, è arrivato l'ordine ai fidi sodali che siedono in commissione Covid, grazie anche alla complicità in particolare dei giornali di Angelucci, di screditare la mia persona". A parlare, in un'intervista a Repubblica, è il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che torna a caricare a testa bassa contro la maggioranza e la Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria.

L'ex presidente del Consiglio, che guida il principale partito di opposizione, non usa mezzi termini nel descrivere quella che a suo avviso è una vera e propria manovra orchestrata ai piani alti del governo per delegittimarlo in vista della prossima tornata elettorale, utilizzando le istituzioni come un'arma politica.

La difesa di Conte sulle forniture di mascherine

Al centro del fuoco di sbarramento mediatico e politico, come spesso accade quando si torna a parlare dei mesi più drammatici della pandemia, ci sono i contratti per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale, in particolare quelle mascherine provenienti dalla Cina finite al centro di innumerevoli polemiche e procedimenti giudiziari.

Conte respinge al mittente ogni accusa, ribadendo con forza di non essersi mai occupato personalmente di quelle forniture: "Dal 2021 ho chiarito decine di volte che non mi sono mai occupato di contratti per l'acquisto di mascherine e respiratori, né di quali imprese o professionisti fossero coinvolti".

E, a chi gli chiede come sia possibile che un presidente del Consiglio non si occupasse di simili approvvigionamenti in piena emergenza, replica con una contro-domanda che sa di sfida: "Torniamo a quei mesi, con un'Italia in ginocchio e la riorganizzazione di un intero Paese, secondo voi è pensabile che un presidente del Consiglio possa pensare ai contratti delle mascherine?".

Le accuse a Fratelli d'Italia e il caso Di Donna

Ma l'ex premier non si limita a difendersi, passando al contrattacco e cercando di ribaltare la prospettiva. Se ci sono stati favoritismi o raccomandazioni, secondo Conte, andrebbero cercati altrove: "A questo punto una domanda la faccio io: siamo sicuri che nessun esponente di vertice di Fratelli d'Italia si sia preoccupato di suggerire o raccomandare imprese o professionisti? Speriamo di poter approfondire questo aspetto in commissione Covid. Ci divertiremo".

Un'affermazione che getta ombre pesanti sul partito di Giorgia Meloni, in particolare in relazione a una nota società i cui finanziamenti a FdI sono stati più volte al centro di dibattiti. Sul fronte giudiziario, Conte rivendica la totale estraneità ai fatti, citando il caso che lo vedeva indirettamente coinvolto attraverso il suo ex collega avvocato, Luca Di Donna.

Il leader M5S sottolinea come, nonostante le indagini della Procura di Roma, non vi sia stato "neppure un rinvio a giudizio", e ribadisce di non avere alcun rapporto professionale o personale con lui dal momento della sua nomina a Palazzo Chigi.

Le tensioni in Commissione e l'audizione mai avvenuta

Nel mirino di Conte finisce anche il funzionamento stesso della Commissione, che definisce un "circo mediatico". Il presidente del M5S critica aspramente il perimetro dell'inchiesta, che esclude la gestione sanitaria delle Regioni, e denuncia metodi che definisce quantomeno discutibili: "Senza nessuna delega, all'insaputa di tutti i componenti d'opposizione, hanno escusso testimoni in commissariati di polizia: un vero obbrobrio giuridico, che dimostra l'incultura istituzionale di questa destra". Al centro del contendere, poi, resta la sua mancata audizione.

Conte sostiene di aver dato la propria disponibilità anni fa, ma di non essere mai stato convocato: "Attendo quindi di sapere la data della mia audizione, perché è in corso un gioco sporco che non posso più permettere". La questione, tuttavia, è tecnicamente spinosa: Conte è un membro della Commissione e la prassi impedisce che un commissario venga ascoltato come testimone, un cortocircuito istituzionale che i presidenti di Camera e Senato hanno deciso di affrontare convocando le Giunte per il regolamento.

La replica della maggioranza e la posizione di Fratelli d'Italia

La risposta della maggioranza non si è fatta attendere. Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione, ha raccolto il guanto di sfida lanciato da Conte, definendo la sua posizione come un tentativo di sottrarsi a un confronto doveroso. "Conte dovrebbe dimettersi e farsi udire per poi, se vorrà, rientrare l'istante dopo l'audizione. Lo aspettiamo, abbiamo tante domande da rivolgergli", ha dichiarato la deputata.

Secondo Buonguerrieri, l'ex premier si sarebbe creato una sorta di "immunità" facendosi nominare componente della stessa commissione che dovrebbe interrogarlo, impedendo di fatto la sua audizione. La posizione di FdI è chiara: non esiste alcun ostacolo a che Conte si dimetta temporaneamente per rispondere alle domande, e i lavori proseguiranno per fare piena luce su tutti gli aspetti della gestione dei soldi pubblici durante la pandemia, dalle mascherine alle chiusure, fino ai vaccini.

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