Paola Perego a 60 anni: «Ho battuto il cancro, ma la vera sfida è stata sopravvivere alle mie parole»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il 17 aprile Paola Perego spegne sessanta candeline, e lo fa con un’ammissione che mescola il personale al politico, il privato a una denuncia pubblica. «Il cambio di prefisso fa una certa impressione», confessa lei, quasi scherzando su quel numero che per molti è una soglia, ma per chi ha attraversato la malattia diventa un traguardo. La conduttrice, tornata da qualche mese al timone di “Citofonare Rai2” (in onda il sabato e in replica la domenica, stessa ora, affiancata da una nuova Paola – l’omonima che ha preso il posto di Simona Ventura), rivela al Corriere della Sera di essersi guardata indietro senza troppa nostalgia. Anzi: «Mi piaccio molto più oggi che a 30 o a 40 anni». E non è una frase buttata lì, perché quella consapevolezza – spiega – l’ha pagata cara, e di certo non in termini estetici.
Il carcinoma al rene e la prevenzione che diventa privilegio
C’è un passaggio, nella sua intervista, che suona come una coltellata al sistema. Paola Perego racconta di aver avuto «un carcinoma maligno al rene», scoperto e curato in tempo solo grazie a controlli annuali a pagamento. «Questa – dice senza giri di parole – è una delle più grandi ingiustizie sociali». La frase, incidentale nella sua schiettezza, squarcia il velo della cronaca rosa per trasformarsi in un fatto nero istituzionale. Non ci sono dettagli clinici né descrizioni della terapia, perché qui il punto non è la sofferenza fisica, ma il divario: chi può permettersi la prevenzione privata vive, chi non può rischia di morire per lo stesso male. E lei lo dice con la rabbia di chi ha avuto fortuna, non solo coraggio.
La chiusura del programma e l’accusa di sessismo: «Quello fu il momento peggiore»
Prima del cancro, però, c’era stata un’altra battaglia, mediatica e forse più umiliante. «Il momento più brutto? Quando mi diedero della sessista e mi chiusero la trasmissione». La conduttrice non entra nel dettaglio della polemica, non cita titoli né sigle, ma il riferimento è chiaro a quella vicenda che anni fa le costò la poltrona. Oggi, a sessant’anni, lo racconta senza autocommiserazione: è il passato, ma è anche la prova che le parole – quelle che pronunci in tv – possono diventare macigni. E che la reinvenzione professionale (dal licenziamento al ritorno su Rai2) ha richiesto lo stesso corpetto d’acciaio necessario per affrontare una diagnosi.
Lucio Presta, Andrea Carnevale e la rinascita accanto al manager delle star
Accanto a lei, in questi anni, c’è Lucio Presta: manager tra i più influenti della televisione italiana, colui che segue nomi come Amadeus, Paolo Bonolis, Roberto Benigni, Ezio Greggio e Antonella Clerici. Un uomo che le dinamiche dello spettacolo le conosce alla perfezione, e che Perego definisce marito, non solo socio o compagno. Prima di lui, c’era stata una storia con Andrea Carnevale – una sofferenza di cui la conduttrice parla come di un’altra caduta, poi rialzata. Oggi, dice, accetta la fragilità umana senza più vergognarsene. E quel «mi girano le scatole» davanti a una ruga o a un mal di schiena è solo il rumore di fondo di una donna che ha smesso di recitare la parte della perfetta.




