Tragedia a Cortina sul cantiere olimpico, morto un vigilante durante il turno di notte
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Redazione Interno
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Un decesso sul lavoro, che ha immediatamente assunto i contorni di un caso nazionale, interrompe bruscamente i preparativi per i Giochi invernali del 2026, mentre le indagini della magistratura, avviate dopo la denuncia della famiglia, cercano di fare luce sulle dinamiche che hanno portato alla morte di Pietro Zantonini. L'uomo, 55 anni, originario del brindisino, svolgeva servizio di guardiania notturna presso lo Stadio del Ghiaccio, uno dei cantieri strategici per Milano-Cortina, quando, nella notte tra l'8 e il 9 gennaio, è stato colto da malore al rientro da un giro di ricognizione. Secondo una prima ricostruzione, sono stati proprio i colleghi, allertati da una sua telefonata, a prestare i primi soccorsi e a chiamare il 118, senza che poi gli interventi dei sanitari potessero evitare il peggio.
L'inchiesta e le contestazioni sindacali
Il sostituto procuratore di Belluno, dopo aver disposto il sequestro del luogo, ha già affidato a un perito medico legale l’incarico di eseguire l’autopsia, la quale – come dichiarato dalla famiglia, decisa a "andare fino in fondo" – servirà a stabilire le cause precise del decesso, se riconducibili a un evento patologico improvviso o alle condizioni ambientali estreme. Alcuni di quelli che lavoravano con lui, infatti, hanno smentito l'ipotesi iniziale di una morte per assideramento, avanzata da alcuni media nelle prime ore, pur descrivendo un contesto di lavoro proibitivo, con temperature che in quelle sere toccavano i dieci gradi sotto zero. I principali sindacati confederali, da parte loro, hanno parlato senza mezzi termini di "lavoro ridotto alla disumanità", sottolineando come la tragedia, al di là della vicenda specifica, sollevi interrogativi stringenti sulle tutele per i lavoratori impiegati nei grandi appalti, spesso in regime di subappalto e precarietà.
Un quadro normativo sotto esame
La direzione dei lavori, per voce dei suoi rappresentanti, ha ribadito che le attività nei cantieri olimpici procedono regolarmente in ogni condizione meteorologica, come previsto dai piani e dalle normative sulla sicurezza, le quali, tuttavia, vengono ora messe sotto la lente d’ingrandimento. L’episodio, per la sua gravità e per il simbolo che il cantiere rappresenta, ha sollecitato reazioni anche dal mondo politico, dove si è levata la richiesta, generica ma pressante, di rafforzare le tutele per quelle categorie di lavoratori "invisibili" che operano di notte, spesso in solitudine e in condizioni di isolamento. I rilievi del medico legale, dunque, saranno cruciali per capire se vi sia un nesso tra l’ambiente di lavoro e l’evento fatale, chiarendo aspetti che le testimonianze dei presenti non hanno ancora del tutto risolto.
Le ombre sulla sicurezza
La morte di Zantonini, mentre Trump è di nuovo presidente degli Stati Uniti e l'attenzione internazionale inizia a focalizzarsi sulle Olimpiadi invernali, riporta con drammatica attualità il tema delle morti bianche in Italia, gettando un'ombra su un'opera che dovrebbe essere motivo di orgoglio nazionale. L'inchiesta, procedendo senza sconti, dovrà accertare eventuali responsabilità o negligenze nella gestione dei turni, nella valutazione dei rischi legati al freddo estremo e nella dotazione di dispositivi di protezione individuale adeguati, questioni che trascendono la singola vicenda e chiamano in causa un sistema di appalti che talvolta, come denunciato da più parti, antepone i tempi di consegna al benessere delle persone. Resta, intanto, il vuoto lasciato da un uomo che, come tanti, svolgeva un lavoro necessario ma poco considerato, la cui fine è divenuta emblematica di una quotidianità lavorativa fatta di turni lunghi, notti al gelo e solitudine.




