Infiltrazioni criminali nei flussi migratori, Meloni si rivolge all'Antimafia
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Il Decreto flussi sotto accusa
Meloni sostiene che i decreti flussi, approvati sia da questo governo che dai precedenti, sono stati utilizzati per consentire l'accesso in Italia a persone che non ne avrebbero avuto diritto. Questo accesso sarebbe stato garantito attraverso una via formalmente legale e priva di rischi, probabilmente dietro pagamento di somme di denaro. Alcune fonti riportano che le somme potrebbero arrivare fino a 15.000 euro per pratica.
La risposta di Meloni
Di fronte a queste accuse, Meloni ha deciso di rivolgersi alla procura Antimafia. Ha riconosciuto che il sistema dei flussi migratori, che prevede che imprenditori italiani individuino cittadini extra-Ue per farli venire a lavorare in Italia regolarmente, presenta diverse falle. Questa affermazione è supportata da giuristi, imprenditori e organi di stampa, che nelle ultime settimane hanno documentato ampiamente le problematiche del sistema.
Richiesta di audizione in Parlamento
In risposta all'esposto di Meloni, è stato suggerito che la commissione Antimafia convochi in audizione la premier e il procuratore nazionale Melillo. L'obiettivo di queste audizioni sarebbe quello di fare chiarezza sulle ipotesi di infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione dei flussi di migranti. Si ritiene necessario che anche il Parlamento, attraverso la bicamerale Antimafia, contribuisca a fare chiarezza, contrastando e colpendo eventuali illegalità e traffici illeciti. Allo stesso tempo, si vuole evitare il rischio di speculazioni.




