Rocchi rompe il silenzio: "Marotta? Mai sentito. La linea del Var l'ho toppata"
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Redazione Sport
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Dopo mesi di silenzio e un'esperienza che lui stesso definisce un "incubo", Gianluca Rocchi ha rotto gli indugi. L'ex designatore arbitrale, finito al centro di un'inchiesta della Procura di Milano che ha scosso il mondo del calcio italiano, ha rilasciato un'intervista a Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport. Un lungo sfogo in cui ripercorre le tappe di una vicenda giudiziaria che lo ha portato all'autosospensione e che si è conclusa, per il momento, con la richiesta di archiviazione per l'ipotesi di frode sportiva.
Rocchi non nasconde lo choc e la difficoltà di vedersi trasformato in un "mezzo delinquente" dopo una vita dedicata a valori opposti.
"Mi è esplosa una bomba nella vita"
"Mi è esplosa una bomba nella vita" ha esordito Rocchi, raccontando la sensazione di smarrimento e l'umiliazione patita nel corso dei mesi. "Mi sarò ripetuto cinquanta volte il perché di tutto questo. Perché a me?, cosa ho combinato?" si è chiesto più volte, descrivendo un'esistenza stravolta dall'oggi al domani. "Ero il mostro" ha aggiunto, "ma mostro perché?".
L'ex designatore ha parlato di una "bolla" dalla quale spera ancora di svegliarsi, sottolineando come l'accusa di aver tradito l'onestà e la rettitudine che hanno sempre contraddistinto il suo operato sia stata una prova durissima da affrontare.
La smentita sui rapporti con i dirigenti: "Mai sentito Marotta"
Uno dei punti cardine dell'intervista è stato il chiarimento sui presunti rapporti privilegiati con l'Inter e il suo presidente Giuseppe Marotta. Alla domanda diretta, Rocchi è stato lapidario: "Mai sentito" ha risposto, chiudendo categoricamente a qualsiasi ipotesi di contatto diretto con l'alto dirigente nerazzurro. Non solo, ha esteso la sua smentita a tutti i club, ribadendo di non aver mai cercato rapporti con altri dirigenti.
Per questo, ha spiegato, aveva istituito la figura del referee manager, un addetto ai rapporti con le società che fungesse da filtro, una figura che "penso che conservino anche quest'anno". Per Rocchi, le lamentele delle società sul operato arbitrale sono all'ordine del giorno da sempre, ma lui garantisce di aver sempre deciso in totale autonomia, senza mai favorire o maltrattare alcuna squadra.
L'unico mea culpa: la linea del Var "toppata"
Se per gli aspetti giudiziari Rocchi si difende a oltranza, l'unica ammissione di errore arriva su un piano tecnico, quello della gestione del Var. "Errori ne ho certamente commessi" ha ammesso, e il principale è stato dettato dalla linea che aveva impartito. "La linea del Var l'ho toppata" ha dichiarato senza mezzi termini, riferendosi alla scorsa stagione, ammettendo di aver trasmesso un messaggio sbagliato, ovvero quello di un utilizzo più frequente della tecnologia.
"Meglio più Var che meno" è stato l'orientamento che ora giudica un errore, anche in termini di comunicazione con l'opinione pubblica.
L'archiviazione e il futuro
La Procura di Milano ha archiviato l'inchiesta per l'ex designatore, sottolineando l'assenza di un "sistema strutturato" volto a interferire sulle nomine arbitrali. I magistrati, nel decreto di archiviazione, hanno parlato di "mere illazioni", degradando al rango di suggestione anche le ipotesi iniziali, prive di "base probatoria" per elaborare incolpazioni compiute o svolgere ulteriori investigazioni. Anche la posizione dell'Inter, iscritta ai sensi del Decreto Legislativo 231, è stata contestualmente archiviata.
Nonostante il sollievo per l'archiviazione, resta sul tavolo il procedimento sulle cosiddette "bussate" al Var, spostato per competenza a Monza, un capitolo su cui Rocchi non ha voluto addentrarsi, mostrando rispetto per il magistrato inquirente.
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