La marea delle vacanze di Pasqua: francesi, svizzeri e austriaci prendono d'assalto i distributori italiani
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Redazione Economia
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Nel tratto di Ponente che corre da Ventimiglia a Imperia, passando per Sanremo, in questi giorni il carburante è diventato molto più di un bene di consumo: si è trasformato in una lente capace di raccontare, in tempo reale, gli squilibri del mercato e la rapidità con cui i consumatori reagiscono alla convenienza. Le file davanti ai distributori ancora operativi, i cartelli con la scritta “benzina esaurita” e le autobotti attese per ripristinare le scorte hanno dato l’impressione di un’emergenza improvvisa. In realtà, come spesso accade in questa fascia di territorio che collega l’Italia alla Costa Azzurra, si è trattato del classico effetto transfrontaliero amplificato però, va detto, dalle vacanze pasquali e da un divario dei prezzi che da tempo non si registrava con questa intensità. A svuotare le pompe, oltre ai soliti noti – i turisti francesi di rientro dalle vacanze – si sono aggiunti gli svizzeri e persino alcuni automobilisti austriaci, tutti attratti da un costo del pieno sensibilmente inferiore rispetto a quello praticato nei rispettivi paesi d’origine.
L’effetto valico: quando il pieno conviene più del souvenir
Per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che un automobilista proveniente da Ginevra o da Losanna, una volta varcato il confine al traforo del Monte Bianco o al passo del Sempione, si trova di fronte a una forbice di prezzo che renderebbe antieconomico anche solo pensare di fare rifornimento in patria. Gli ultimi rilevamenti della Commissione Europea, sebbene risalenti a qualche settimana fa, indicavano per l’Italia un prezzo medio della benzina (in modalità self-service) intorno a 1,73 euro al litro, mentre in Francia si superavano abbondantemente i due euro, toccando quota 2,009 euro. La Svizzera, nonostante un franco forte che solitamente mitiga i rincari, presenta costi ancora più proibitivi: qui il litro di verde supera abbondantemente i 2,05 euro al cambio, mentre il diesel si aggira sui 2,15. Per quanto riguarda l’Austria, i dati più aggiornati collocano la benzina a 1,879 euro al litro, una cifra comunque superiore a quella nostrana.
Questi numeri, trasformati in pratica quotidiana, hanno generato una corsa all’oro silenziosa ma efficace. I distributori situati lungo la ex SS1 Aurelia, quelli nei pressi dei caselli autostradali e persino gli impianti cittadini a Sanremo hanno visto esaurire le scorte di benzina e gasolio in poche ore. Non si è trattato di un’emergenza nazionale, sia chiaro, quanto piuttosto di un picco di domanda localizzato ma violento, che ha colto impreparata la logistica di alcuni gestori, i quali si sono trovati a dover gestire code di decine di veicoli con targa francese e, in misura minore, svizzera.
Il meccanismo della convenienza: una questione di accise e valute
Ciò che rende unico questo momento storico, rispetto ad altri flussi turistici del passato, è la convergenza di due fattori economici di peso. Da un lato, il differenziale delle accise: sebbene l’Italia sia storicamente uno dei paesi con la pressione fiscale sui carburanti più alta in Europa – lo dimostra il dato che vede l’accisa sulla benzina fissata a 0,713 euro al litro -3 – la situazione è paradossalmente peggiorata oltre confine. Francia e Austria hanno mantenuto una tassazione elevata, mentre la Svizzera, pur applicando aliquote diverse, risente di un costo della vita strutturalmente più alto. Dall’altro lato, la forza dell’euro rispetto al franco svizzero gioca a sfavore di chi vive in Svizzera, rendendo qualsiasi spesa in Italia, carburante incluso, immediatamente più digeribile.
Non si contano solo i francesi, però. A differenza di quanto riportato da alcune prime ricostruzioni, il fenomeno ha coinvolto un bacino più ampio. Gli svizzeri, abituati a fare la spesa oltreconfine per generi alimentari e tabacco, hanno esteso la loro “caccia al risparmio” anche al pieno di benzina. Lo stesso hanno fatto alcuni automobilisti provenienti dall’Austria, attratti non solo dalla riviera ligure ma anche dalla convenienza di rientrare a casa con il serbatoio pieno pagando molto meno che a Vienna o a Innsbruck. La differenza, in questo caso, si attesta su circa 15 centesimi al litro per la verde -3; un risparmio che, moltiplicato per un pieno da 50 litri, si traduce in una decina di euro netti in tasca.
L’assalto alla “benzina low cost” e la geografia del consumo
L’assalto alle pompe ha assunto i contorni di un’operazione quasi militare, se così si può definire l’accorrere ordinato ma massiccio di automobilisti verso i distributori più economici. A Ventimiglia, prima cittadina italiana dopo il confine con la Francia, la situazione è stata quella più critica. Qui i gestori dei self-service hanno raccontato di aver dovuto raddoppiare le consegne giornaliere, una richiesta insostenibile per le autobotti abituate a un flusso di clientela normale, non certo da “fuga” fiscale del carburante. Poco più a est, a Sanremo, il fenomeno si è ripetuto con minore intensità ma con le stesse dinamiche: turisti che approfittano della sosta per caricare l’auto prima di rimettersi in viaggio verso Nizza, Marsiglia o, risalendo, verso Ginevra.
A fare da contraltare, ci sono i pendolari italiani della domenica. I lombardi e i piemontesi, scesi in riviera per le vacanze di Pasqua, si sono trovati a competere con questa marea di automobilisti stranieri per accaparrarsi gli ultimi litri disponibili. Non è mancato chi, trovando il distributore preferito esaurito, ha dovuto percorrere chilometri extra per trovare un impianto ancora fornito, scoprendo sulla propria pelle come la globalizzazione dei prezzi possa manifestarsi anche in un semplice cartello di “servizio sospeso” affisso alla pompa. La geografia del consumo, in questo frangente, ha disegnato una mappa precisa: una fascia costiera larga pochi chilometri, quella immediatamente a ridosso del confine, trasformata per qualche giorno in una sorta di zona franca del carburante.
Le conseguenze logistiche di una domanda anomala
Se dal punto di vista economico il movimento di capitali è chiaro – i soldi dei turisti finiscono nelle casse dei benzinai italiani – dal punto di vista logistico la situazione ha rivelato tutte le fragilità di una rete di distribuzione pensata per una domanda costante, non per picchi improvvisi. L’esaurimento delle scorte, segnalato da decine di cartelli “benzina finita” affissi alle pensiline, ha generato un effetto a catena: automobilisti in cerca di carburante hanno intasato le strade secondarie, creando disagi alla circolazione locale e costringendo alcuni comuni a dirottare il traffico verso itinerari alternativi.
Le autobotti, quelle poche disponibili durante le festività pasquali, hanno lavorato a ritmi serrati per rifornire i distributori più gettonati, ma la logistica di un rifornimento non può competere con la rapidità di un assalto di massa. Ogni volta che una cisterna scaricava il suo carico di benzina o diesel, la scorta veniva letteralmente spazzata via nel giro di poche ore, come se ci fosse un vero e proprio “effetto voragine” sul prodotto appena erogato. I gestori, interpellati informalmente, hanno parlato di un afflusso triplicato rispetto ai picchi estivi, una anomalia statistica destinata a ripetersi ogni volta che il divario di prezzo tra Italia e paesi limitrofi raggiungerà soglie così evidenti.




