Golden power sulle banche, la Ue avvia la procedura d'infrazione contro il governo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   È di nuovo scontro tra Roma e Bruxelles, una disputa che riaccende il conflitto, mai sopito, tra la sovranità nazionale in materia di interessi strategici e le regole comunitarie del mercato unico. Il nodo del contendere, che sta occupando le cronache finanziarie e le agenzie di stampa internazionali, risiede nell'esercizio del Golden power da parte del governo, il quale ha imposto delle condizioni all'offerta avanzata da Unicredit, guidata da Andrea Orcel, nei confronti di Banco Bpm. Una mossa, quella di Palazzo Chigi, interpretata da molti come un tentativo di condizionare l'operazione finanziaria in corso, suscitando le immediate preoccupazioni delle istituzioni europee.

Le mosse di Bruxelles

Dopo le prime indiscrezioni diffuse da Reuters, la Commissione europea ha ufficializzato la sua posizione, attraverso un botta e risposta tra la commissaria competente, Maria Albuquerque, e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Second quanto si apprende, Bruxelles si appresta a inviare, entro la metà di novembre, due distinte lettere di messa in mora al governo italiano, atto formale che dà il via a una procedura d'infrazione. La prima contestazione, che si basa sull'articolo 21 del regolamento sulla concorrenza, sostiene che l'applicazione dei poteri speciali non sia stata proporzionata e che le ragioni della sicurezza nazionale non possano prevalere, in questo caso, sull'integrazione dei mercati finanziari.

Il cuore della disputa legale

L'oggetto specifico della disputa è il decreto emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che ha definito l'applicazione del Golden power all'operazione in questione. Questo strumento, concepito per tutelare gli asset strategici in settori sensibili, è stato esteso dall'Italia anche al comparto bancario, con l'intento dichiarato di proteggere il risparmio privato e la stabilità del sistema finanziario nazionale. La Commissione, da parte sua, ritiene che tale applicazione costituisca un ostacolo indebito alla libera circolazione dei capitali e alla concorrenza leale all'interno dell'Unione, chiedendo pertanto non solo il ritiro del provvedimento specifico ma anche una modifica della legge quadro che regola lo strumento.

Uno sguardo sugli scenari possibili

Come sottolineato da esperti del settore, quali Flavio Notari di Orrick Italia, l'avvio di questa procedura segnerebbe "un punto di svolta nel rapporto tra sovranità nazionale e regole comunitarie". La questione, che va ben oltre la singola operazione tra i due istituti di credito, tocca infatti il delicato equilibrio tra le prerogative degli stati membri e il principio di un mercato integrato. Se da un lato il governo italiano ha difeso il proprio operato come necessario a garantire la sicurezza del sistema, dall'altro l'Europa sembra intenzionata a tracciare un confine netto, inviando un monito che, sebbene diretto principalmente a Roma, ha il valore di un avvertimento generale per tutti i paesi dell'Unione.

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