Un percorso tra le cupole di Napoli, dal tetto del duomo lo sguardo a 360 gradi sulla città
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Redazione Interno
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Sono quasi cinquecento, quante le chiese che le ospitano, e insieme disegnano un profilo urbano tra i più riconoscibili al mondo, un caleidoscopio di forme e colori che solo da una certa altezza si rivela nella sua interezza. Napoli ha ufficialmente riaperto, dopo un lungo restyling che ne ha determinato la chiusura al pubblico, i camminamenti della Cattedrale, restituendo alla città – e a chiunque voglia scoprirla – un itinerario panoramico che si snoda a quaranta metri d’altezza. Da questa prospettiva, quella che un tempo era visibile soltanto agli occhi di chi vi lavorava, si abbraccia ora con uno sguardo a 360 gradi il labirinto del centro storico patrimonio Unesco, la sagoma inconfondibile del Vesuvio e l’intero arco del Golfo.
Un caleidoscopio di rame, maiolica e storia architettonica
A scandire il cielo, in questo affaccio privilegiato, è una varietà cromatica che racconta stratificazioni secolari: il verde ossidato del rame di San Lorenzo Maggiore, il bianco della basilica dell’Annunziata – la cui ricostruzione si deve a Luigi Vanvitelli – e il grigio di Donnaregina, che fa da contraltare a quello di Sant’Aspreno, oggi trasformata in sede espositiva del Jago museum. Non lontano, la cupola della cappella del Tesoro, la più vicina, custodisce simbolicamente il legame con le due ampolle della tradizione, mentre Santa Maria della Sanità si tinge di un giallo luminoso e maiolicato, quasi fosse un faro nella distesa di tetti. Ogni elemento concorre a definire una geografia inedita, dove l’architettura sacra si fonde con l’orografia del territorio e il peso della storia.
L’inaugurazione dopo i lavori di restyling
L’apertura ufficiale è avvenuta nella giornata di lunedì 30 marzo, con una cerimonia che si è svolta proprio all’interno della Cattedrale, e dal giorno successivo, il 31 marzo, il percorso è diventato accessibile a chiunque. Per decenni quei camminamenti erano rimasti inaccessibili, relegati a una dimensione quasi esclusivamente operativa; oggi, invece, rappresentano una delle chiavi di lettura più evocative per comprendere la morfologia di una città che si sviluppa in verticale, tra salite e scorci improvvisi. L’intervento di restyling, oltre a mettere in sicurezza i transiti, ha valorizzato punti di osservazione capaci di offrire prospettive altrimenti irraggiungibili.
Lo sguardo tra Spaccanapoli e il Vesuvio
Dall’alto, l’effetto è quello di trovarsi sospesi proprio nel cuore della città: da un lato si scorge Spaccanapoli che taglia dritta il tessuto urbano, dall’altro il Vesuvio chiude l’orizzonte con il suo profilo, e in mezzo, distesa a perdita d’occhio, si dispiega quella selva di cupole che racchiude in sé secoli di culto, eventi catastrofici e rinascite architettoniche. È una vista che restituisce un senso di interezza, quasi fosse un punto di fuga dove convergono la dimensione devozionale, quella artistica e la semplice, quotidiana vita di quartieri che da questa altezza rivelano una trama inaspettata di cortili, chiostri e terrazze nascoste.
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