Fiat Tris, l’"Ape elettrica" che (per ora) l’Italia non avrà
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Redazione Economia
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Guardare la Fiat Tris e non pensare all’Ape di Piaggio è impossibile. Eppure, tra i due veicoli a tre ruote c’è un abisso tecnologico: il primo è elettrico, silenzioso, progettato per muoversi senza inquinare; il secondo, con il suo ruggito a due tempi e la scia di benzina bruciata, è ormai un reperto archeologico industriale. Ma c’è un altro dettaglio che colpisce: la Tris, almeno nella fase iniziale, non sarà venduta in Italia. Destinata ai mercati africani e mediorientali, dove Fiat punta a conquistare una fetta di mobilità sostenibile a basso costo, sembra quasi una beffa per un paese che dell’Ape ha fatto un simbolo.
La scelta della casa torinese ha una logica commerciale inoppugnabile. Nei mercati emergenti, dove la domanda di veicoli utilitari ed economici è in crescita, un mezzo come la Tris – con i suoi 90 chilometri di autonomia, la capacità di carico fino a 540 chili e la ricarica da presa domestica – rappresenta una soluzione ideale. Eppure, c’è da chiedersi perché un prodotto del genere, sviluppato da un’azienda italiana, non debba essere proposto anche qui, dove l’Ape tradizionale, nonostante i divieti sempre più stringenti alle emissioni, resiste tenacemente.
C’è chi ricorda ancora le Ape 50 sfrecciare (si fa per dire) tra i vicoli delle Cinque Terre, cariche di cassette di limoni, o quelle sgangherate usate dai contadini siciliani per trasportare sacchi di olive. Veicoli lenti, rumorosi, ma indistruttibili, che oggi farebbero rabbrividire qualsiasi sindaco alle prese con le Ztl. La Tris, invece, sarebbe perfetta: zero emissioni, ingombro ridotto, costi di gestione irrisori. E allora, perché non portarla in Italia?
La risposta, probabilmente, sta nelle priorità di mercato. Fiat sa che in Europa la concorrenza nel segmento dei veicoli commerciali leggeri è agguerrita, mentre in Africa e Medio Oriente c’è spazio per colonizzare un settore ancora vergine. Ma è difficile credere che, se la Tris avrà successo, non finisca prima o poi nei listini italiani. Del resto, anche la nuova Panda – che sarà prodotta in Serbia – inizialmente era stata pensata per i mercati esteri, salvo poi essere annunciata anche da noi.




