Calhanoglu trascina l'Inter, De Gea non basta alla Fiorentina

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In una serata dove la pazienza è stata la virtù più preziosa, l’Inter ha saputo attendere il suo momento per piegare una Fiorentina tenuta in vita, per un’ora, da un David De Gea in stato di grazia. Hakan Calhanoglu, che di quella pazienza è il regista assoluto, ha orchestrato le manovre con una calma metodica, alzando i giri del gioco quando la partita lo richiedeva e spezzando infine l’incantesimo con un destro preciso da fuori area che ha trovato l’incrocio dei pali, dopo che il portiere avversario aveva già neutralizzato le conclusioni di Dumfries, Bastoni, Dimarco ed Esposito. Quello che è apparso chiaro, al di là della doppietta personale del turco – la seconda in questa stagione – è stata la superiorità mentale di una squadra che, come lo stesso Calhanoglu ha affermato a fine gara, “mentalmente siamo troppo forti”, un’affermazione che trova riscontro nella disciplina impartita e nella capacità di mantenere la concentrazione anche quando il risultato tarda ad arrivare.

Il paradosso di una notte e di una classifica

Dall’altra parte, si è consumato un paradosso che ormai caratterizza l’annata della Fiorentina: la presenza tra i pali di un portiere di livello mondiale, capace di chiudere la sfida con cinque parate e un valore di 0.75 xG evitati, non basta a scalfire una crisi di risultati che vede la squadra di Stefano Pioli in piena zona retrocessione. Le sue prodezze, che i suoi vecchi tifosi del Manchester United soleva celebrare con l’iperbole “avrebbe salvato anche il Titanic”, hanno costruito un muro che ha resistito a lungo, rendendo ostica una partita che l’Inter dominava nel controllo del gioco ma non ancora nel punteggio, evidenziando una contraddizione stridente tra il valore individuale di alcuni elementi e le prestazioni complessive della rosa.

La reazione nerazzurra e il sigillo finale

Dopo la sconfitta subita al Maradona contro il Napoli, la necessità di una risposta immediata e concreta era impellente, e la reazione non si è fatta attendere. Superata la resistenza iniziale della Fiorentina e dell’estremo difensore avversario, la squadra ha trovato negli ultimi quarantacinque minuti la linfa vitale per imprimere una svolta decisiva all’incontro. A suggellare la rimonta, oltre alla doppietta di Calhanoglu, ha contribuito anche la prima rete in Serie A di Petar Sucic, un ulteriore tassello che ha permesso all’Inter di agganciare il Milan in classifica e di archiviare la partita con un rotondo 3-0, un risultato che riflette la sostanza del dominio di gioco espresso nella frazione finale della gara.

Lo spessore di una vittoria oltre i riflettori

La vittoria, come è stato osservato, possiede un merito particolare, quello di essere stata ottenuta contro una formazione il cui posizionamento in classifica appare un controsenso destinato a risolversi, il che rende imprevedibile il momento della sua reazione. Il fatto di aver necessitato di gol di così alta fattura per sbloccare l’incontro e vincere, lungi dall’essere un limite, sottolinea la capacità di compiere uno sforzo che rientra nelle proprie corde, dimostrando una maturità che va oltre la semplice realizzazione delle occasioni da rete. È questa la caratteristica di una squadra che, pur affidandosi alla sua stella per aprire le porte, costruisce il successo sulla solida base di un collettivo organizzato e mentalmente resistente.

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