Trump e le pressioni su Putin in vista del vertice Nato di Ankara
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la Russia "sente la pressione" per porre fine al conflitto in Ucraina, definendo la volontà di Mosca come un fattore concreto e tangibile alla vigilia del summit dell'Alleanza Atlantica in programma ad Ankara il 7 e 8 luglio.
Parlando dallo Studio Ovale, Trump ha espresso la sua convinzione riguardo alla determinazione del presidente russo Vladimir Putin nel concludere le ostilità, sottolineando come questa percezione sia alimentata da una situazione sul campo che, nelle parole del presidente americano, renderebbe l'obiettivo della pace "molto più vicino di quanto la gente immagini".
La dichiarazione arriva a poche ore da una lunga conversazione telefonica di quasi novanta minuti tra i due leader, un colloquio che secondo fonti del Cremlino è stato "professionale e molto costruttivo" e durante il quale Putin avrebbe illustrato a Trump la situazione reale sul terreno, sottolineando l'avanzata delle proprie truppe, mentre Trump avrebbe ribadito la disponibilità degli Stati Uniti a facilitare una soluzione politica rapida.
Le dichiarazioni dallo Studio Ovale e il confronto diretto
Il presidente Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha affermato con decisione che entrambi i leader coinvolti nel conflitto, Putin e Zelensky, sono attualmente interessati a interrompere le operazioni belliche, specificando che approfondirà la questione con gli alleati durante il summit di Ankara.
Queste dichiarazioni pubbliche si inseriscono in un intenso scambio diplomatico che ha visto Trump parlare con i due presidenti, ucraino e russo, nel corso dello stesso fine settimana, un movimento che ha spinto Zelensky a definire il colloquio "molto positivo" e a sottolineare l'esistenza di una "reale possibilità" di concludere la guerra.
L'amministrazione americana, forte di un dialogo riaperto con Mosca, sembra intenzionata a portare questo slancio negoziale al tavolo della Nato, dove i 32 alleati sono chiamati a discutere non solo del sostegno futuro a Kiev, ma anche di un potenziale riassetto delle dinamiche di sicurezza, mentre la Turchia, paese ospitante, cerca di valorizzare il proprio ruolo di mediatore regionale.
La tensione sul campo e i raid notturni su Kiev
Nonostante le aperture diplomatiche, il contesto in cui si inseriscono queste dichiarazioni resta drammaticamente segnato dalla violenza dei combattimenti: un'ondata di missili e droni si è abbattuta sulla capitale ucraina nelle ore immediatamente precedenti le parole di Trump, causando vittime e danni ingenti a decine di siti cittadini.
A Kiev le difese aeree sono state attivate per rispondere all'attacco, che ha provocato esplosioni udibili in tutta la città e che il presidente Volodymyr Zelensky ha definito come un atto tipico della Russia, mirato a colpire duramente dopo il Giorno dell'Indipendenza americana e immediatamente prima del vertice della Nato.
Le forze ucraine, secondo quanto reso noto, hanno intercettato un numero significativo di droni e missili da crociera, ma i missili balistici sono riusciti a colpire i loro obiettivi, evidenziando la carenza di sistemi intercettori avanzati come i Patriot, una necessità che Zelensky ha ribadito con forza in vista dell'incontro di Ankara.
Le reazioni militari incrociate e il vertice di Ankara
Sul fronte opposto, l'Ucraina ha continuato la sua azione di disturbo contro le infrastrutture russe, con un attacco alla raffineria di petrolio della città di Yaroslavl e un'offensiva con droni che ha causato un vasto blackout a Sebastopoli, in Crimea, colpendo diverse sottostazioni elettriche della penisola occupata.
Questa escalation, che vede l'Ucraina colpire anche le raffinerie petrolifere in territorio russo, rappresenta lo scenario complesso che i leader Nato si troveranno ad affrontare ad Ankara, dove il Segretario Generale Mark Rutte ha già avvertito della necessità di sostenere Kiev e di cambiare il modello di difesa collettiva per adattarsi alle nuove minacce.
Con il summit che si apre domani, le parole di Trump sull'urgenza di una fine della guerra e la sua disponibilità a facilitare un accordo si scontrano con la realtà di un conflitto che continua a mietere vittime, rendendo il vertice turco un crocevia cruciale per il futuro dell'Europa orientale e per la credibilità stessa dell'alleanza atlantica, chiamata a gestire le pressioni americane per un riequilibrio degli oneri finanziari.




