Caso Roggero, il Tribunale di Sorveglianza di Milano dichiara inammissibile il differimento della pena
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato inammissibile l'istanza di differimento della pena presentata da Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante l'assalto al suo negozio nell'aprile del 2021. Il provvedimento, depositato nella mattinata di giovedì 17 settembre, è il secondo stop per la difesa dopo quello emesso dal Tribunale di Torino e risulta in linea con la richiesta formulata dalla procura generale.
Il no di Milano e la richiesta della procura
La decisione del collegio milanese arriva al termine di un'udienza che si era tenuta il 16 settembre, durante la quale la sostituta procuratrice generale Emma Gambardella aveva chiesto di dichiarare inammissibile l'istanza, tenendo conto della pronuncia già emessa dai giudici piemontesi.
La difesa, rappresentata dall'avvocato Stefano Marcolini, aveva invece depositato una memoria di quindici pagine per sostenere la necessità di una decisione nel merito, contestando quella che ha definito una "lacuna decisoria" nell'ordinanza di Torino, che non si era pronunciata sulla richiesta subordinata di detenzione domiciliare.
Il Tribunale di Milano ha accolto la tesi della procura, rilevando che l'istanza appare una reiterazione di quella già esaminata e respinta, e che la posizione di Roggero, ormai detenuto nel carcere di Bollate, non consente una nuova valutazione sui medesimi presupposti fattuali.
Le dichiarazioni in aula e il percorso di revisione
Nel corso dell'udienza milanese, Roggero ha reso dichiarazioni spontanee nelle quali ha fatto riferimento a una propria rivisitazione critica della condotta tenuta il giorno della rapina. «Ogni vita merita rispetto secondo la metafora che siamo tutte gocce in un oceano. Avrei dovuto tenere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo», ha detto il settantaduenne davanti ai giudici.
Il suo legale ha precisato che non si è trattato di un pentimento vero e proprio, termine non utilizzato in aula, quanto piuttosto dell'avvio di un percorso di rimeditazione maturato durante i due mesi di detenzione. Roggero è ristretto a Bollate dallo scorso luglio, quando si è costituito dopo la condanna definitiva.
Il doppio pronunciamento e il conflitto di competenza
La vicenda giudiziaria presenta un passaggio processuale non secondario, legato al contrasto sulla competenza tra i due tribunali di sorveglianza. L'istanza era stata originariamente presentata a Torino il 16 luglio, quando Roggero era ancora in libertà. Il successivo ingresso in carcere a Bollate aveva posto il problema di quale ufficio giudiziario dovesse decidere.
Il Tribunale di Torino si era pronunciato l'11 settembre, rigettando la richiesta nel merito e sostenendo che concedere il differimento in pendenza di una domanda di grazia avrebbe rappresentato una "quasi irrispettosa intrusione" in un ambito che costituisce prerogativa esclusiva del Capo dello Stato. Milano ha invece scelto la formula dell'inammissibilità, richiamando il fatto che sul medesimo quadro fattuale si era già espresso un altro tribunale.
Il conflitto negativo sollevato da Milano nei confronti di Torino è ora all'esame della Corte di Cassazione, con udienza in camera di consiglio fissata per l'11 novembre 2026.
La posizione della procura e il ricorso in Cassazione
La decisione milanese si allinea dunque a quella torinese, ma con motivazioni differenti sul piano processuale: da un lato un rigetto nel merito, dall'altro una declaratoria di inammissibilità. La difesa ha già annunciato l'intenzione di impugnare il provvedimento. L'avvocato Marcolini aveva depositato nei giorni scorsi un ricorso per Cassazione contro il rigetto dei magistrati piemontesi, contestando l'interpretazione che considera qualsiasi decisione della magistratura di sorveglianza in materia di grazia come un'invasione di campo riservato al Quirinale.
Sul caso resta pendente la domanda di grazia presentata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sulla quale non è ancora intervenuta alcuna determinazione.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
