Roggero resta in carcere, inammissibile la seconda istanza di differimento
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Redazione Interno
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Mario Roggero resta detenuto nel carcere di Bollate, alle porte di Milano. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato inammissibile la seconda richiesta di differimento dell'esecuzione della pena presentata dalla difesa del gioielliere settantaduenne di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per il duplice omicidio di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo, ferito durante l'assalto alla sua gioielleria il 28 aprile 2021.
La decisione dei giudici milanesi
Nell'ordinanza depositata mercoledì, i giudici Marcello Bortolato e Carmen D'Elia hanno richiamato la giurisprudenza consolidata secondo cui il differimento della pena legato a una domanda di grazia può essere concesso soltanto quando l'esecuzione non sia ancora iniziata. Poiché l'istanza è stata presentata quando Roggero era già detenuto, essa risulta irricevibile. Il collegio ha inoltre rilevato che sulla medesima questione si era già pronunciato il Tribunale di Sorveglianza di Torino, che aveva respinto un'analoga richiesta il 14 settembre.
Quel provvedimento, hanno osservato i giudici, resta soggetto alle ordinarie regole di impugnazione, e accogliere la nuova istanza avrebbe consentito di eludere tali regole.
La richiesta di grazia in attesa al Quirinale
Sullo sfondo resta la domanda di grazia depositata lo scorso luglio dalla moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, e trasmessa al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha avviato l'istruttoria per l'eventuale concessione del provvedimento di clemenza, ma proprio in quei giorni il capo dello Stato lo ha convocato al Quirinale per ribadire che la grazia è una prerogativa esclusivamente presidenziale, come stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza 200 del 2006.
Il caso di Siena e le divisioni nella maggioranza
Sul fronte politico, il Consiglio comunale di Siena ha approvato nei giorni scorsi una mozione della Lega a sostegno della richiesta di grazia. L'atto ha raccolto sette voti, spaccando la maggioranza di centrodestra: il capogruppo di Fratelli d'Italia Bernardo Maggiorelli ha lasciato libertà di coscienza, mentre i consiglieri civici della lista del sindaco Nicoletta Fabio, assente durante la votazione, hanno scelto di uscire dall'aula.
La capogruppo Silvia Armini ha motivato la posizione spiegando che «in uno Stato di diritto la legge va rispettata e applicata» e che eventuali problemi di diritto vanno affrontati nelle sedi opportune.
Le dichiarazioni in udienza e il percorso critico
Nel corso dell'udienza milanese, Roggero ha preso la parola per una breve dichiarazione spontanea. Il suo legale, l'avvocato Stefano Marcolini, ha precisato che il sostantivo «pentimento» non è stato pronunciato, preferendo parlare di un percorso di revisione critica della propria condotta. Il detenuto ha fatto riferimento al principio secondo cui ogni vita merita rispetto e ha ammesso che in quella circostanza avrebbe potuto tenere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo.
I difensori hanno annunciato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di Torino, mentre la pena continua a essere eseguita.
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