Cipriani rompe il silenzio: “Adozione legale, l’Uruguay non è un Paese delle banane. Epstein? Mai stati soci”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dal ranch “Gin Tonic” di Punta del Este, dove il vento dell’Atlantico spazza via – almeno nelle intenzioni – le polemiche italiane, Giuseppe Cipriani ha deciso di parlare. Lo ha fatto attraverso le colonne del Corriere della Sera, e lo ha fatto a muso duro, con quella schiettezza che talvolta sfiora la spigolosità, per rispondere punto su punto alle accuse che da settimane avvolgono la compagna Nicole Minetti, l’adozione del figlio e persino i suoi vecchi rapporti – mai realmente esistiti, a suo dire – con il finanziere Jeffrey Epstein. L’occasione è la bufera mediatica e giudiziaria che segue la grazia concessa dal Quirinale alla donna, ex igienista dentale ed ex consigliera regionale, ma Cipriani sposta subito l’attenzione su quella che considera la madre di tutte le fake news: l’illegalità dell’iter adottivo del bambino, affetto da una grave malattia che richiede controlli periodici a Boston. “Ci abbiamo messo quasi quattro anni, per rispettare la procedura: giudici, assistenti sociali, psicologi”, sottolinea l’imprenditore veneziano, erede della dinastia dell’Harry’s Bar, utilizzando un tono che non ammette replica. Così, per ribadire la regolarità delle pratiche portate avanti con l’istituto locale INAU, lancia una stoccata diretta ai detrattori nostrani: “L’Uruguay non è un Paese delle banane, è un posto serio dove vengono fatte le cose seriamente, e i soldi non servono a niente, anzi: è un Paese socialista, certe cose non si comprano”.

“Un atto d’amore” e il progetto di un nuovo arrivo

L’intervista, rilasciata a Francesco Battistini, scivola poi sul terreno scivoloso della grazia presidenziale, firmata da Sergio Mattarella e finita al centro di verifiche ministeriali dopo le rivelazioni stampa. Cipriani non solo respinge l’ipotesi di un qualsivoglia “inganno” ai danni del Colle, ma descrive quel provvedimento come un illuminato “atto d’amore”. Il ragionamento che propone è lineare e privo di fronzoli burocratici: Minetti doveva scontare una pena alternativa a Milano, circostanza che l’avrebbe di fatto separata dal figlio, il quale – conclude – necessita di una presenza fisica materna costante, visto che le cure migliori, per la specifica patologia, si trovano negli Stati Uniti. “Credo che neanche lui s’aspettasse una simile gogna mediatica”, aggiunge Cipriani, confidando di poterlo ringraziare personalmente un giorno. Lungi dal rimpiangere la scelta che ha scatenato l’inferno, lui e la compagna guardano già avanti, senza lasciarsi intimorire dal clamore. In un passaggio dell’intervista, infatti, l’imprenditore rivela un’intenzione che suona quasi come una sfida ai critici: “Io e Nicole stiamo pensando d’adottare un altro bambino, sempre qui in Uruguay”. Una dichiarazione, quest’ultima, che però viene subito temperata da una nota di realismo (“Speriamo che si calmino le acque”), quasi a indicare che, pur volendo procedere, l’attuale clima di “invidia” – che lui definisce il male peggiore del Paese – rischia di avvelenare anche i progetti più puri.

Le smentite su Epstein, Nordio e le “grandissime balle”

Capitolo a parte, nel lungo faccia a faccia con il quotidiano, merita il legame mai decollato con Jeffrey Epstein, una delle ombre più lunghe che si allungano sulla vicenda. Se la difesa di Minetti deve dimostrare un radicale cambio di vita, per Cipriani si tratta di tagliare un nodo che rischia di far precipitosamente affondare la credibilità personale. E lo fa con un secco “Mai avuto soldi da lui”. L’imprenditore ammette, con la franchezza di chi gestisce locali dove “serviamo sette milioni di persone, delinquenti e presidenti”, che una ventina d’anni fa ci fu un approccio per un possibile finanziamento a un ristorante londinese, ma la trattativa non si concluse mai. “Non è mai stato mio socio – rimarca – tra l’altro, non m’è mai stato neanche molto simpatico”. Altrettanto sbrigativa è la liquidazione delle voci che vorrebbero il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ospite abituale del ranch sudamericano o legato da amicizia alla famiglia. “Non è vero. E non è neanche stato a casa mia”, chiarisce Cipriani, ridimensionando il rapporto a una semplice frequentazione del celebre locale veneziano, circostanza che accomuna milioni di persone.

La ferita dell’invidia e lo scenario giudiziario a Milano

Nel farlo, però, l’imprenditore non lesina critiche feroci all’Italia e al suo presunto “mare di m...”, una valanga di notizie false che, a suo dire, “ha distrutto” moralmente Nicole Minetti, descritta come una “madre fantastica” che oggi si dedica esclusivamente alla prole. Questo sfogo affonda le radici in un sentimento che Cipriani ritiene endemico oltre confine: “L’invidia. Che nel nostro Paese, purtroppo, non ci permette di crescere”, aggiunge, promettendo che, una volta calmate le acque, procederà per vie legali chiedendo i danni. Sullo sfondo, intanto, l’apparato giudiziario milanese continua a muoversi. La Procura generale, come emerge dai documenti, sta cercando di fare piena luce sull’effettivo tenore di vita della coppia: non solo verificando la reale portata delle donazioni benefiche all’orfanotrofio e l’entità del maxi-investimento per la ricostruzione dell’Hotel San Rafael – considerato il più grande nella storia del Paese – ma anche accertando se l’ex igienista dentale abbia definitivamente voltato le spalle ai vecchi lussi. Dall’altra parte dell’Oceano, l’obiettivo è dimostrare che il percorso di reinserimento sociale, cardine della concessione della grazia, non sia soltanto un’abile operazione di facciata.

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