L’avventura di Giampaolo parte con una vittoria corsara, il Parma affonda tra i fischi del Tardini
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Redazione Sport
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Non c’è stata storia, al Tardini, e non perché il risultato racconti di un divario tecnico abissale, ma perché la Cremonese di Marco Giampaolo – al suo esordio sulla panchina grigiorossa – ha dimostrato una solidità e una lucidità che al Parma, paradossalmente, sono mancate proprio nel momento più delicato della stagione. L’ha vinta 2-0 la squadra lombarda, con una prestazione costruita sulla pazienza nel primo tempo e sulla cinica efficacia nella ripresa, consegnando all’ex tecnico della Sampdoria tre punti dal peso specifico notevole per una classifica che, fino a ieri, sembrava essersi complicata oltre misura. I padroni di casa, invece, si sono fermati: è la seconda sconfitta di fila per gli emiliani, incassata tra l’incredulità e la contestazione sonora di un pubblico che non ha gradito l’approccio molle dei propri beniamini.
La partita, per lunghi tratti, è stata un monologo a senso unico, o quantomeno un esercizio di attesa da parte di chi, il Parma, avrebbe potuto sfruttare l’occasione per blindare un discorso salvezza che invece resta ora più nebuloso. A rendersi pericolosa per prima, già al sesto minuto, è la formazione ospite: Vandeputte scappa in contropiede, riceve palla sul lato e calcia a giro, trovando l’opposizione di Suzuki che devia in corner. Una prima avvisaglia a cui segue, al 19’, l’episodio che sembra poter sbloccare il match: Bonazzoli, il più vivace tra i grigiorossi in quella fase, prova un’acrobazia in area e insacca, ma l’arbitro annulla tutto per un fuorigioco – a dir il vero piuttosto netto – di Zerbin, che nella circostanza andava a interferire con l’azione. Il primo tempo si chiude così, senza particolari sussulti, con il Parma che di fatto lascia che siano gli ospiti a manovrare, come se la gestione del possesso fosse un peso di cui liberarsi.
Un lampo di Maleh e il palleggio sterile dei ducali
Il copione, però, cambia radicalmente nella ripresa, e lo fa con la rapidità di un fulmine a ciel sereno. Al 9’ della seconda frazione è Youssef Maleh a prendersi la scena: raccoglie una palla vagante sul limite, dopo un rinvio imperfetto della retroguardia emiliana, e lascia partire un destro violento che si insacca all’incrocio dei pali, senza che Suzuki possa opporsi. È il gol che sblocca la gara e, al contempo, smaschera tutte le fragilità del Parma. Da lì in avanti, la squadra di Cuesta prova a tenere il pallino del gioco – e ci riesce, in termini di possesso palla – ma lo fa con una sterilità disarmante: il fraseggio è lento, prevedibile, privo di quell’imprevedibilità che serve a scardinare una difesa organizzata come quella cremonese. E proprio nelle ripartenze, gli ospiti trovano il raddoppio che chiude ogni discorso. Vandeputte, lo stesso che aveva sfiorato il gol già nel primo tempo, si ritrova al momento giusto nel posto giusto, finalizzando un contropiede orchestrato con la freddezza che mancava ai padroni di casa.
Un Parma inesistente travolto dalla cinica efficacia lombarda
La Cremonese, in realtà, non si limita a difendere il vantaggio: Giampaolo ha chiesto ai suoi di continuare a giocare, di non abbassarsi, e la risposta è stata quella di una squadra che ha mostrato qualità nella gestione della palla e, soprattutto, nelle ripartenze. Ogni volta che il Parma perdeva palla a metà campo, i grigiorossi partivano in transizione con pericolosità, trovando spazi che sulla carta non dovevano esistere. È la dimostrazione di come, nel calcio, l’organizzazione e la chiarezza di idee possano sopperire anche a un’inferiorità numerica in termini di possesso puro. Per i ducali, invece, la sensazione è quella di una squadra impalpabile in attacco: gli attaccanti sono apparsi isolati, spesso lasciati a fare a sportellate con i centrali avversari senza alcun tipo di sostegno dagli inserimenti dei centrocampisti. I fischi del Tardini, al triplice fischio, sono piovuti copiosi, un segnale inequivocabile per una piazza che non si aspettava un passo indietro così netto proprio quando l’obiettivo salvezza sembrava a un passo.
La svolta per la Cremonese, l’incubo per Cuesta
Se per la Cremonese, quella del Tardini, è la vittoria che rilancia le ambizioni dopo un periodo complicato, per Marco Giampaolo è anche la certificazione di un lavoro iniziato nel migliore dei modi. Il tecnico, erede di una gestione precedente che aveva lasciato qualche scoria, ha trovato subito una squadra reattiva, capace di interpretare la gara con la giusta dose di coraggio e astuzia. Per il Parma, invece, la situazione si fa improvvisamente pesante: due sconfitte consecutive, zero gol fatti nelle ultime due uscite, un rendimento interno che comincia a preoccupare. Le scelte di Cuesta, in campo, non hanno sortito l’effetto sperato: la squadra ha tenuto la palla ma non ha mai messo in difficoltà Suzuki, limitandosi a un palleggio sterile che ha finito per esaltare le qualità della retroguardia avversaria. La classifica, ora, impone una riflessione immediata, anche perché il margine di errore, nel tratto finale della stagione, diventa sempre più esiguo.




