L’Italia è il primo mercato europeo per gli investimenti negli hotel di lusso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il paesaggio dell’ospitalità italiana, che da secoli attira viaggiatori da ogni angolo del mondo grazie a un connubio irripetibile di bellezza naturale, arte e tradizione enogastronomica, si appresta a vivere una nuova, significativa fase di crescita nel segmento più esclusivo. Secondo lo studio “The Italian Luxury Hospitality: Time to Elevate?” realizzato da Deloitte, consultando oltre novecento operatori e investitori del settore a livello nazionale e internazionale, il Paese si è infatti aggiudicato il primato europeo per attrattività degli investimenti nel real estate alberghiero di lusso, superando competitor consolidati come la Grecia e il Portogallo. Una posizione di leadership, questa, che non si limita a fotografare il presente ma che traccia una prospettiva di sviluppo molto precisa: l’Italia, stando alle analisi, è destinata a diventare il principale polo di sviluppo del continente per i luxury hotel nel corso dei prossimi tre anni.
Il ruolo strategico di Roma e delle grandi città d'arte
All’interno di questo quadro particolarmente dinamico, dove quasi la metà dei capitali in circolazione punta ormai deliberatamente sull’alta gamma, un ruolo da traino è esercitato dalle grandi piazze urbane. Roma, in particolare, si conferma una calamita per i capitali internazionali, forte del suo primato nazionale per numero di camere a cinque stelle e del secondo posto nella classifica europea, un dato che sembra destinato a consolidarsi ulteriormente. Il Lazio, trainato dalla Capitale, emerge così come uno dei territori più interessanti per nuovi stanziamenti. Accanto a Roma, le città d’arte consolidate – come Milano, Venezia e Firenze – mantengono intatto il loro fascino per gli investitori, rappresentando i mercati di riferimento per qualsiasi strategia di sviluppo nel settore.
L’appeal delle mete turistiche tradizionali e il fattore Food&Beverage
Oltre ai grandi centri urbani, a esercitare un richiamo costante – seppur caratterizzato da una marcata stagionalità – restano le località già iconiche del lusso vacanziero italiano. Luoghi come la Costa Smeralda, la Costiera Amalfitana, Portofino o le sponde del Lago di Como continuano a rappresentare, nonostante le fluttuazioni legate ai periodi dell’anno, poli di attrazione turistica di livello globale. Lo studio di Deloitte, nel delineare le tendenze future, sottolinea poi un aspetto sempre più decisivo per definire l’offerta di un hotel di fascia superlativa: la componente Food&Beverage. Quest’ultima, che ormai va ben oltre il semplice servizio di ristorazione, diventa strategica se sostenuta da partnership con chef di fama o brand rinomati, trasformandosi in un elemento fondamentale per differenziarsi e competere su scala internazionale.
Un mercato in trasformazione strutturale
Il rafforzamento della leadership europea nell’hôtellerie di lusso non rappresenta dunque un fenomeno congiunturale, ma sembra piuttosto indicare una maturazione strutturale del mercato italiano. Gli investimenti, attratti da quel vantaggio competitivo unico che il Paese può offrire, si indirizzano con crescente decisione verso progetti che puntano sull’eccellenza e sulle destinazioni più consolidate, urbanistiche e non. Ciò delinea un panorama in evoluzione, dove la capacità di attrarre capitali esteri si intreccia con la necessità di elevare ulteriormente gli standard qualitativi, confermando una centralità che appare sempre più solida e riconosciuta a livello globale.




