Milan-Juventus, a San Siro si gioca (anche) la faccia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Lo scudetto, ormai, è una questione che riguarda solo l’Inter e la matematica. Però, a cinque giornate dal termine, il campionato offre ancora un’attrazione di quelle che, per un appassionato, valgono il prezzo del biglietto. Stasera a San Siro, Milan e Juventus – due colossi inciampati nelle proprie ambizioni di vertice – si affrontano per un motivo ben più prosaico, ma altrettanto vitale: il secondo posto. O meglio, la qualificazione diretta alla prossima Champions League, obiettivo che per entrambe le società ha il sapore di una vera e propria salvezza morale, oltre che finanziaria.
I numeri, a dirla tutta, raccontano di una classifica cortissima e di nervi tesi. I rossoneri di Massimiliano Allegri – che ritrova proprio la squadra che lo ha lanciato – sono terzi con 66 punti, mentre la Vecchia Signora di Luciano Spalletti segue a tre lunghezze di distanza. Con il Napoli già a +4 sul Milan (e con una partita in meno), la posta in palio è chiara: chi vince stasera mette una seria ipoteca sul secondo gradino del podio. Una sconfitta, per la squadra di Allegri, significherebbe ritrovarsi i bianconeri appaiati e l’aria che si farebbe improvvisamente pesante in zona Corso Vittorio Emanuele II.
L’accoppiata Leao-Pulisic e i fantasmi di un attacco che non segna
La vigilia, a Milanello, è stata segnata da un’analisi lucida e impietosa del presente. Perché se la difesa regge (Maignan è una certezza assoluta), sono i “fantasisti” a preoccupare. La notizia, per quanto riguarda le scelte di formazione, è il ritorno di Alexis Saelemaekers dal primo minuto sulla destra, a discapito di Athekame. Ma il vero termometro della partita sarà il rendimento della coppia d’attacco. Pulisic non segna dal 28 dicembre scorso, un digiuno che nel 2026 sta pesando come un macigno, e che molti addetti ai lavori attribuiscono a una testa già proiettata verso il Mondiale casalingo degli Stati Uniti. Leao, dal canto suo, è limitato fisicamente da una pubalgia che non gli dà tregua, e intorno al suo futuro – con sirene inglesi sempre più insistenti – si infittiscono le voci di mercato.
Allegri, che in conferenza stampa ha parlato di "piccoli passi avanti" dopo la sofferta vittoria di Verona, non ha però voluto nascondere la polvere sotto il tappeto. Secondo quanto riportato dalla stampa specializzata, l’allenatore ha sottolineato come il reparto offensivo abbia bisogno di ritrovare quel cinismo che è mancato nello 0-0 dell’andata (partita in cui Pulisic fallì un rigore e Leao si mangiò un gol), ma anche in gran parte del girone di ritorno, costellato da troppi stop per una squadra che ambiva a lottare per lo Scudetto.
Spalletti e l’effetto-novità: il 4-3-3 e la solidità ritrovata
Dall’altra parte della barricata, la musica è diversa ma lo spartito è simile. La Juventus di Luciano Spalletti arriva a questo appuntamento forte di un’imbattibilità che dura da sette turni e di una ritrovata identità tattica. L’esonero di Tudor e l’arrivo del tecnico di Certaldo hanno rivoltato la squadra come un calzino, trovando nel modulo (spesso un 4-3-3 o un 3-4-3 a seconda della fase) quella quadratura che era mancata per mesi. Il rientro di Bremer in difesa ha dato solidità, e la coppia Thuram-Locatelli in mezzo al campo garantisce quantità e qualità.
Il vero punto di domanda, però, si chiama Kenan Yildiz. Il turco, rivelazione dell’inizio di stagione, non è al meglio per un fastidio al ginocchio; se non dovesse farcela, Allegri (quello bianconero, ndr) potrebbe optare per Boga o per lo scatenato Conceicao sulle fasce. In avanti, occhio a Jonathan David: il canadese ha ritrovato il gol con il Bologna e, insieme a Vlahovic, rappresenta la doppia minaccia che Spalletti può sfruttare a partita in corso. L’ex di turno più atteso, però, è Pierre Kalulu: il difensore francese, ceduto in estate, è diventato un pilastro della retroguardia bianconera e – non serve girarci troppo intorno – vorrà dimostrare a chi lo ha lasciato andare che si è trattato di un errore madornale.
La lunga ombra dell’Inter e la pressione della classifica
C’è un ulteriore elemento di pressione, quasi psicologica, che aleggia sul match. Se l’Inter vincerà il proprio impegno nel primo pomeriggio, i riflettori su San Siro diventeranno bollenti per il Milan. Una sconfitta, combinata con la vittoria dei cugini, consegnerebbe simbolicamente il Titolo alla squadra di Inzaghi proprio in casa dei rivali. Un’eventualità che, a Milano, vale doppio. Ma l’allenatore rossonero ha provato a scaricare la tensione: "La partita chiave era Verona – ha detto –. Qui dobbiamo fare un altro piccolo passo avanti".
Mentre Como e Roma premono a 58 punti, la matematica dice che con 7 punti il Milan sarebbe certo della Champions, mentre alla Juve ne basterebbero forse qualcuna in meno. Ma il bello di queste partite è che la matematica, quando si incrociano certe maglie, conta fino a un certo punto. Si gioca per la gloria, per il mercato o per la faccia. Ma si gioca, soprattutto, per non finire nell’angolo buio della delusione, dove le “quasi” vittorie diventano solo brutti ricordi.




