Ponte sullo Stretto, il braccio di ferro tra Anac e società sulla necessità di una nuova gara
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Redazione Interno
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Il progetto del Ponte sullo Stretto, una vicenda infinita che da decenni si trascina tra alti e bassi, torna a infiammare il dibattito pubblico a causa di un nuovo, sostanziale, contrasto di natura giuridico-amministrativa. Da un lato, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), il cui presidente Giuseppe Busia ha recentemente ribadito in audizione parlamentare la necessità di indire una nuova gara d’appalto, ritenendo che il solo decreto legge governativo non sia sufficiente a sanare le criticità legate al rispetto delle normative europee in materia di contratti pubblici. Dall’altro, la società concessionaria Stretto di Messina Spa, per voce dell’amministratore delegato Pietro Ciucci, respinge al mittente questa ipotesi, sostenendo con decisione che non sussistono i presupposti per una procedura infrattiva e che l’iter è già stato impostato per rispettare tutte le direttive comunitarie.
Il nodo normativo e l’interpretazione delle direttive europee
Il cuore della disputa, una vera e propria questione ermeneutica che rischia di far slittare ulteriormente le tempistiche, risiede nell’interpretazione dell’articolo 72 della direttiva europea sugli appalti. Secondo l’Anac, il significativo aumento dei costi dell’opera – passati dai 3,9 miliardi del 2006 agli attuali 10,5 miliardi – configurerebbe una modifica sostanziale del progetto iniziale tale da richiedere una nuova gara. Busia, nel corso dell’audizione, ha sottolineato come il decreto commissariale non possa risolvere il problema di fondo della compatibilità con la normativa europea, la quale prevede che, cambiando lo schema finanziario di riferimento, occorra tornare a competere sul mercato. A questa posizione, la società guidata da Ciucci oppone una linea difensiva basata su un distinguo tecnico preciso: l’aumento dei costi, spiega l’ad, è il risultato pressoché esclusivo dell’applicazione di clausole di indicizzazione dei prezzi, una dinamica aggravata dall’eccezionale caro-materiali seguito alla pandemia, e non di varianti ai lavori. E proprio le varianti, come chiarisce la direttiva, rappresentano il discrimine per il calcolo del superamento del 50% del valore contrattuale che obbligherebbe a rifare la gara.
La posizione della concessionaria e le tempistiche
Pur in presenza di queste divergenze interpretative, che pongono seri interrogativi sulla tenuta giuridica del percorso intrapreso, Pietro Ciucci ha fornito rassicurazioni in merito ai tempi di realizzazione, intervenendo nuovamente davanti alla Commissione Ambiente del Senato. La sua previsione, formulata con un ottimismo che stride con la cautela espressa dall’Autorità anticorruzione, è che l’iter approvativo possa concludersi entro l’estate del 2026, consentendo così l’apertura dei cantieri nell’ultimo trimestre dell’anno. Una tabella di marcia, questa, che si basa sulla convinzione che il decreto legge varato dal governo – che, tra l’altro, ha eliminato la figura del super-commissario per tornare a una gestione più ordinaria dopo i rilievi della Corte dei Conti – abbia già fornito gli strumenti normativi necessari per procedere. La società ha inoltre evidenziato come le interlocuzioni con Bruxelles siano state costanti, precisando che, stando a quanto riferito dagli stessi funzionari europei, non risulterebbe pendente alcuna procedura d’infrazione specifica per l’opera.
Il capitolo dei costi e la strategia di difesa
Un altro aspetto centrale del confronto, che si inserisce in questo braccio di ferro tra Palazzo Spada e la concessionaria, riguarda la trasparenza e l’aggiornamento del quadro economico. Se per l’Anac l’assenza di un progetto esecutivo unitario rende difficile prevedere con certezza l’evoluzione dei costi – alimentando il rischio di superare la fatidica soglia del 50% – la Stretto di Messina Spa ha ribadito che l’aumento del corrispettivo per il contraente generale è dovuto esclusivamente all’inflazione e a pochi, limitati, adeguamenti, come quelli richiesti per il tracciato ferroviario con le tre stazioni a Messina. Ciucci, in più di un’occasione, ha definito “errata” la valutazione secondo cui i costi sarebbero fuori controllo, sottolineando che nessun progetto infrastrutturale in Italia ha mai ricevuto un’attenzione così capillare alle procedure ambientali e contrattuali. In sostanza, mentre l’Autorità anticorruzione chiede un passo indietro per allinearsi alla lettera della legge europea, la società prosegue nella sua azione, confidando che l’interpretazione più estensiva del governo – che considera l’indicizzazione dei prezzi come elemento neutro ai fini del calcolo delle varianti – prevalga nei fatti.




