Alla Fiera del Levante, sullo stand palestinese spicca l'assenza del nome
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Redazione Interno
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Nel cuore della Galleria delle Nazioni, spazio tradizionalmente dedicato alla diplomazia commerciale e culturale, un'assenza ha attirato l'attenzione dei visitatori più attenti all'88esima edizione della Fiera del Levante. Sotto la bandiera palestinese, infatti, non campeggia il nome della nazione, come per tutti gli altri paesi partecipanti, bensì un semplice marchio commerciale che identifica i prodotti esposti. La segnalazione, pervenuta alla redazione nel corso della prima giornata di inaugurazione, ha messo in luce una scelta espositiva che appare come un caso isolato nell'intero padiglione.
L'apertura ufficiale della campionaria, che quest'anno ha coinciso con l'ultimo discorso pubblico da governatore della Puglia di Michele Emiliano, è stata invece affidata al ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. Quest'ultimo, nel suo intervento, ha voluto deliberatamente concentrarsi sulla valenza economica dell'evento, sottolineando come «cresce il Sud perché si sono determinate le giuste condizioni per incoraggiare gli imprenditori a investire», evitando così qualsiasi riferimento al clima politico del momento creatosi attorno all'addio di Emiliano.
Tornando allo stand in questione, esso presenta tutti i consueti e riconoscibilissimi elementi che rimandano alla cultura e all'artigianato della regione: sono esposte kefiah, il caratteristico copricapo, pregevoli esempi di tatreez, l'antica arte del ricamo palestinese, oltre a vestiti e a una bigiotteria realizzata principalmente in madreperla. Tutti elementi, questi, che rendono inequivocabile l'identità dei manufatti e la loro provenienza, i quali, nondimeno, risultano ufficialmente presentati sotto l'egida di un'insegna commerciale e non di quella nazionale.




