Alyssa Milano racconta il post partum: “Mi sentivo una madre fallita”
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Redazione Salute
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Alyssa Milano ha raccontato il difficile periodo vissuto dopo il parto, quando ansia, attacchi di panico e pensieri legati alla possibilità che suo figlio potesse morire hanno trasformato la maternità in una fase di profonda sofferenza. L’attrice, nota anche per il ruolo nella serie “Streghe”, ha ricordato di essersi sentita “una madre fallita” e di aver chiesto un ricovero in psichiatria nel pieno della crisi post partum. Durante quel periodo continuava anche a lavorare, mentre nella sua mente si affollavano pensieri su tutti i modi in cui il figlio avrebbe potuto perdere la vita. Una condizione che, nelle sue parole, non venne immediatamente compresa né riconosciuta da tutte le persone che aveva intorno.
Alyssa Milano e il dolore dopo la nascita del figlio Milo
Il racconto riguarda il periodo successivo alla nascita del primogenito Milo e descrive una fase segnata da ansia e attacchi di panico. Milano ha spiegato che soltanto a un certo punto ha iniziato a percepire che il proprio dolore fosse riconosciuto, ma questa consapevolezza non arrivò in modo uniforme. Uno dei medici, secondo quanto riferito dall’attrice, minimizzò i suoi sintomi, mentre anche diversi colleghi continuavano ad avere difficoltà a comprendere quanto stesse realmente soffrendo. Tra queste persone, ha precisato, c’erano anche donne. Il contrasto tra la gravità percepita dall’attrice e la difficoltà degli altri nel riconoscerla è uno degli elementi centrali della sua testimonianza sul periodo post partum.
Accanto alle esperienze negative, Milano ha ricordato anche gli incontri con persone che l’hanno aiutata durante il percorso. Alcune le hanno dato il coraggio necessario per affrontare la malattia, spiegandole quanto fosse importante cercare aiuto e sostenendola nel processo di guarigione. La richiesta di un ricovero in un reparto psichiatrico arrivò nel momento più difficile della crisi, quando la sofferenza legata alla maternità era diventata per lei impossibile da ignorare. Il ricordo restituisce così due aspetti dello stesso periodo: da una parte la sensazione di non essere creduta o compresa, dall’altra il sostegno ricevuto da chi ha riconosciuto la necessità di intervenire e di accompagnarla nella ricerca di aiuto.
Il testo ripubblicato e il dibattito sui problemi post partum
Alyssa Milano è tornata sulla propria esperienza pubblicando sulla sua newsletter Substack un testo scritto nel 2018 e apparso all’epoca sul Time. La decisione è arrivata mentre negli Stati Uniti è in corso il processo a Lindsay Clancy, la donna che nel 2023 ha ucciso i suoi tre figli piccoli e ha poi tentato il suicidio. Se ritenuta colpevole, Clancy sarà condannata all’ergastolo, mentre la difesa punta a una commutazione della pena con detenzione in un ospedale psichiatrico, facendo riferimento alla psicosi post partum di cui soffriva. Il procedimento ha diviso l’America tra posizioni differenti e ha riportato l’attenzione sui disturbi legati alla salute mentale dopo il parto.
All’interno di questo dibattito, la testimonianza di Milano riporta l’attenzione sull’esperienza vissuta direttamente da una madre che descrive pensieri ossessivi, paura e la sensazione di non essere adeguata al proprio ruolo. Nel testo, l’attrice collega il periodo dopo la nascita del figlio a un livello di ansia tale da farle immaginare continuamente possibili scenari di morte mentre lavorava. Il suo racconto comprende inoltre la difficoltà di ottenere pieno riconoscimento dei sintomi e il peso della percezione di essere giudicata o non capita. Il caso Clancy ha riacceso il confronto sui problemi di salute mentale post partum, indicati nel materiale come condizioni che, in varie forme, colpirebbero nel mondo dal 10 al 30% delle neomamme.
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