Caldo record e ondate di calore, gli esperti: “Possibili fino a 8 mila morti in più quest’estate”
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Redazione Salute
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L’estate del 2026 si sta rivelando eccezionale sotto il profilo termico, con l’anticiclone africano che ormai da settimane tiene saldamente in pugno l’intera penisola italiana; e se l’attuale andamento climatico dovesse proseguire senza sosta fino a dopo Ferragosto, le conseguenze sulla salute pubblica potrebbero essere drammatiche.
A lanciare l’allarme sono gli esperti del settore, che sulla base dei modelli previsionali e dei dati storici hanno tracciato uno scenario inquietante: un eccesso di mortalità compreso tra il 10 e il 20 per cento superiore rispetto all’estate scorsa, con un bilancio complessivo che potrebbe toccare quota 8.000 decessi in eccesso. Numeri che fanno riflettere, se si considera che nell’estate del 2025 le vittime attribuibili alle ondate di calore furono 4.597 secondo le fonti europee, e che quest’anno le proiezioni parlano di un incremento che potrebbe aggiungere tra 1.500 e 3.000 morti a quel tragico conto.
Un’estate senza tregua sotto il segno dell’anticiclone africano
La quarta ondata di calore della stagione sta interessando in queste ore il Paese da Nord a Sud, con temperature che ovunque sfiorano i 40 gradi e un tasso di umidità che rende l’afa praticamente insopportabile, soprattutto nelle ore centrali della giornata.
L’anticiclone africano, responsabile di questa persistente condizione meteorologica, non mostra infatti alcun segno di indebolimento e per tutta la settimana di Ferragosto continuerà a dominare la scena, alimentando un caldo torrido che ormai non dà tregua nemmeno nelle ore notturne, quando le minime faticano a scendere sotto i 25 gradi nelle città e lungo le coste.
Qualche isolato rovescio o temporale, caratterizzato da brevi e intense grandinate, ha portato nella serata di ieri un momentaneo sollievo in alcune zone, ma si è trattato di un episodio circoscritto che non ha modificato il quadro generale, destinato a rimanere sostanzialmente invariato almeno fino alla terza decade del mese.
Caldo estremo e invecchiamento biologico: i rischi per la salute
Oltre ai noti effetti immediati del caldo estremo, come la disidratazione, l’esaurimento da calore e i colpi di calore che mettono a rischio soprattutto le fasce più fragili della popolazione, emerge ora un allarme supplementare che riguarda le conseguenze a lungo termine dell’esposizione ripetuta a temperature molto elevate. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, condotto da un gruppo di ricercatori che ha analizzato i dati sanitari di quasi 25.000 persone residenti a Taiwan in relazione alle circa 30 ondate di calore registrate nel Paese tra il 2008 e il 2022, suggerisce infatti che il caldo persistente possa accelerare l’invecchiamento biologico. Un meccanismo che andrebbe a sommarsi agli effetti già noti di altri fattori di rischio, come il fumo e l’alcol, contribuendo a deteriorare precocemente le funzioni dell’organismo e rendendo le persone, specialmente quelle già vulnerabili, esposte a un ventaglio più ampio di patologie croniche e degenerative.
Perché gli anziani sono i più esposti al pericolo del caldo
Il rischio più elevato, come sempre accade durante le ondate di calore, riguarda la popolazione over 65, e i motivi sono di natura prevalentemente fisiologica: con l’avanzare dell’età, il sistema di termoregolazione del corpo umano perde progressivamente di efficienza, la percezione della sete si attenua e la capacità di sudare e disperdere calore si riduce, rendendo gli anziani particolarmente suscettibili alla disidratazione e ai colpi di calore, anche in assenza di segnali premonitori evidenti.
A ciò si aggiunge la frequente presenza di patologie croniche preesistenti, come quelle cardiovascolari, respiratorie o renali, che possono essere gravemente aggravate dallo stress termico. I segnali a cui prestare attenzione, per familiari e caregiver, includono una sudorazione eccessiva o al contrario assente, crampi muscolari, mal di testa, nausea, vertigini, stato confusionale e pelle calda e arrossata; sintomi che, se trascurati, possono evolvere rapidamente verso situazioni di emergenza.
Le strategie di prevenzione, in questo contesto, restano quelle raccomandate dalle autorità sanitarie: bere abbondantemente anche senza stimolo della sete, evitare le uscite nelle ore più calde, rinfrescare gli ambienti con ventilatori o condizionatori e mantenere un contatto costante con i propri cari e con i servizi sociali territoriali, in modo da intercettare tempestivamente qualsiasi peggioramento delle condizioni di salute.
Il quadro che emerge, alla luce dei dati e delle proiezioni elaborate dagli esperti, è quello di un’estate che sta mettendo a dura prova il sistema sanitario e la capacità di risposta del Paese di fronte a eventi climatici estremi sempre più frequenti e intensi. Le ondate di calore non sono più un fenomeno eccezionale, ma una ricorrenza stagionale con cui bisognerà fare i conti negli anni a venire, e il bilancio di questa annata, con i numeri che gli studiosi hanno delineato, rischia di segnare un tragico record.
L’attenzione resta quindi puntata sulle prossime settimane e sulle misure che verranno attuate per proteggere le categorie più fragili, in attesa che l’anticiclone africano allenti finalmente la sua morsa e che le temperature tornino a valori più compatibili con la salute umana.
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