Consob, allarme truffe online: nuovi siti oscurati e rischi sui social

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nell'infosfera digitale, dove le opportunità si confondono con le insidie, la Consob innalza un nuovo, necessario baluardo di vigilanza, ordinando l'oscuramento di dieci siti web che operavano al di fuori di ogni controllo legale. L'Autorità, la cui azione si è recentemente irrobustita grazie all'introduzione del regolamento europeo MiCAR, ha potuto intervenire con una prontezza operativa che segna un punto di svolta nella tutela del risparmio, individuando in queste piattaforme delle vere e proprie fonti di servizi finanziari abusivi, concentrati in particolare sul comparto delle cripto-attività. Si tratta di portali, i cui nomi in codice come "YTT975" o "AWE818" celano la loro natura effimera e fraudolenta, costruiti per attrarre capitali da investitori spesso poco esperti, i quali si trovano poi impossibilitati a recuperare quanto sottratto. La loro pericolosità, del resto, non risiede solo nell'illecito palese, ma nella capacità di mimetizzarsi in un panorama online saturo di offerte, dove la distinzione tra legittimo e illecito diventa sempre più labile.

Il metodo della persuasione occulta

Parallelamente all'azione repressiva sui siti web, l'allarme lanciato dall'organismo di vigilanza si estende a un fronte ancor più pervasivo e subdolo: quello dei social network e delle applicazioni di messaggistica istantanea. È lì, infatti, che fioriscono le proposte di investimento farlocche, veicolate attraverso pagine su Facebook, video su YouTube e Instagram, o messaggi diretti che promettono facili guadagni. Queste strategie, che sfruttano la fiducia e l'apparente familiarità di questi ambienti, rappresentano una minaccia particolarmente insidiosa, poiché aggirano le difese critiche dell'utente, proponendosi in un contesto percepito come privato e informale. La Consob, nel richiamare l'attenzione su questo fenomeno, ne sottolinea il modus operandi, che spesso non si limita a pubblicità palesi ma si insinua attraverso contenuti che simulano notizie finanziarie o consigli di esperti, rendendo estremamente difficile per il comune cittadino discernere l'inganno.

Un fenomeno sistemico e le contromisure

La portata del fenomeno è tale che, stando ai dati resi noti dall'Autorità, dal lontano 2019 a oggi sono state messe al bando oltre mille piattaforme illegittime, un numero che da solo descrive la vastità di un'emergenza che sembra non conoscere tregua. L'evoluzione normativa, tuttavia, sta fornendo strumenti più affilati per contrastarla: il regolamento MiCAR, in particolare, ha conferito alla Consob il potere di ordinare direttamente agli internet service provider l'oscuramento dei siti irregolari, un procedimento che accorcia i tempi di intervento e costituisce un deterrente significativo. Non si tratta, quindi, di azioni sporadiche ma di una strategia coordinata e in divenire, che cerca di tenere il passo con la mobilità e l'astuzia degli operatori fraudolenti, i quali, da parte loro, cambiano continuamente dominio e identità digitale per sfuggire ai blocchi.

L'usurpazione di identità come leva fraudolenta

Un capitolo a parte, per la sua gravità, merita la prassi, denunciata dalla Consob, di utilizzare indebitamente nomi e immagini di personaggi pubblici per conferire una parvenza di credibilità a operazioni del tutto illecite. È accaduto, per citare un caso eclatante, con un sito che è stato oscurato poiché pubblicizzava una piattaforma di intermediazione abusiva facendo ricorso all'immagine del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, un volto associato dal pubblico all'inchiesta e alla trasparenza. Questa forma di usurpazione, che sfrutta la notorietà e la fiducia di cui gode una figura pubblica, rappresenta una delle tattiche più vili e persuasive, poiché aggira le difese dell'utente colpendolo sul piano emotivo e della reputazione, indirizzandolo verso trappole finanziarie che nulla hanno a che fare con il personaggio coinvolto, il quale ne è a sua volta vittima.

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