Madre e due figli scomparsi nel nulla, la procura apre un fascicolo per sottrazione di minori
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Redazione Interno
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Erano partiti per quella che doveva essere soltanto una breve vacanza in Friuli, una pausa di qualche giorno tra le montagne con l’intenzione dichiarata di fare campeggio; da quel lunedì 20 aprile, invece, della donna originaria di Salsomaggiore e residente in provincia di Piacenza, dei suoi due figli adolescenti – di 14 e 16 anni – e dei quattro cani che li accompagnavano si sono perse completamente le tracce. La macchina delle ricerche, che ormai si trascina da quasi tre settimane, si è intensificata nelle ultime ore dopo il ritrovamento dell’auto di famiglia a Tarcento, in provincia di Udine, un elemento che ha spostato il baricentro delle indagini in Friuli Venezia Giulia. I telefoni dei tre, circostanza che ha gettato nello sconforto il padre dei ragazzi e che ha allertato le autorità, risultano spenti e irraggiungibili già dal giorno stesso della partenza, lasciando spazio a un alone di mistero che la Procura di Piacenza ha deciso di affrontare sotto il profilo giudiziario.
Le indagini e la pista dell’allontanamento premeditato
Il fascicolo aperto dagli inquirenti piacentini, come si legge nelle ricostruzioni fornite dalle agenzie di stampa, ipotizza al momento il reato di sottrazione di minori; si tratta di un atto dovuto in seguito alla denuncia presentata dall’ex marito della donna, il padre dei due ragazzi, che non avendone più avuto notizie oltre la data prevista per il rientro ha fatto scattare l’allarme. A supportare l’ipotesi di un allontanamento lungi dall’essere improvvisato – e che anzi appare meticolosamente pianificato – ci sono alcuni indizi che le forze dell’ordine stanno vagliando con attenzione. Prima di mettersi in viaggio, la donna ha rassegnato le dimissioni dall’azienda privata per cui lavorava, facendosi liquidare tutte le spettanze economiche dovute; un dettaglio, questo, che fa propendere per la volontarietà dell’allontanamento piuttosto che per un incidente occorso durante un’escursione, sebbene gli investigatori non trascurino nessuna pista.
Le verifiche condotte dai carabinieri, che stanno ascoltando le persone più vicine al nucleo familiare, si concentrano anche sul clima che si respirava tra la donna e il suo ex compagno: separati da una dozzina d’anni, secondo alcune fonti i rapporti tra i due sarebbero stati segnati da tensioni e conflittualità, un aspetto che potrebbe aver inciso sulla decisione della madre di interrompere ogni contatto. Il fatto che l’auto sia stata ritrovata regolarmente parcheggiata a Tarcento, in via Monte Grappa, con il bagagliaio privo dell’attrezzatura da campeggio – che pure avevano caricato prima della partenza – rafforza la tesi di un possibile cambio di vettura: qualcuno, forse, li ha raggiunti e fatti salire a bordo di un altro mezzo, considerato anche l’ingombro dei quattro cani al seguito.
Il dispositivo di ricerca nel Tarcentino e gli avvistamenti
Sul fronte operativo, la macchina dei soccorsi si è messa in moto con un’imponente mobilitazione di mezzi e uomini nella zona del Tarcentino, dove è stato allestito un posto di comando avanzato proprio nei pressi del parcheggio dove è stata rinvenuta la Chevrolet grigia della famiglia. Elicotteri, droni e squadre del Soccorso alpino stanno scandagliando sentieri e pareti rocciose delle aree più impervie, senza trascurare i boschi circostanti; a orientare le ricerche in questo senso non è solo l’ultima localizzazione della cella telefonica, ma anche la passione dichiarata della donna per l’arrampicata, una circostanza che ha spinto i soccorritori a non escludere zone di difficile accesso. La Prefettura di Udine coordina le operazioni che vedono impegnati i vigili del fuoco – con l’elicottero Drago decollato da Venezia – e la protezione civile, mentre i carabinieri del comando provinciale di Udine stanno verificando numerose segnalazioni pervenute nei giorni scorsi.
Tra queste, alcune risultano particolarmente rilevanti agli occhi degli inquirenti: la donna e i ragazzi sarebbero stati avvistati in diverse località del Friuli Venezia Giulia, non solo a Tarcento ma anche a Gorizia e Trieste, e una delle chiamate al Nue112 riferirebbe addirittura di una presenza nel corso del mese di maggio, un’indicazione temporale che se confermata allungherebbe il periodo di latitanza. Le autorità slovene, va ricordato, sono state allertate in virtù della vicinanza con il confine, un’eventualità che gli investigatori non possono ignorare dato che l’area di Trieste dista poche decine di chilometri dal valico.
Il contesto familiare e l’estraneità alla vita del paese
A complicare il lavoro degli inquirenti c’è un aspetto emerso con chiarezza dagli accertamenti svolti a Castell’Arquato, il comune piacentino dove la donna e i figli risultavano residenti da circa sei anni: quella dei Bottacchiari appare come una famiglia fantasma, completamente estranea alle dinamiche sociali del paese. Il sindaco della cittadina ha dichiarato ai giornalisti che nessuno li conosceva, che i figli non frequentavano le scuole locali e che la loro abitazione – situata in una zona di campagna piuttosto marginale, vicina a grandi aziende agricole – favoriva un isolamento quasi totale. Vivono in affitto in un’area dov’è facile immettersi rapidamente sulla via Emilia, e probabilmente conducevano una vita legata al lavoro e agli spostamenti senza mai integrarsi nel tessuto della comunità. Un profilo, questo, che rende ancora più oscuro il quadro delle loro abitudini e delle eventuali frequentazioni o appoggi logistici di cui avrebbero potuto usufruire per far perdere le proprie tracce. L’unica certezza, per ora, è che dalla data del 20 aprile i cellulari non hanno più agganciato alcuna cella e che la famiglia, con ogni probabilità, si è volatilizzata volontariamente, trasferendosi altrove a bordo di un mezzo diverso dalla vecchia Chevrolet.




