Mieloma multiplo, dalla malattia incurabile alla cronicizzazione: la svolta delle nuove terapie
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Fino a un decennio fa, una diagnosi di mieloma multiplo risuonava come una sentenza pressoché inappellabile, una di quelle realtà cliniche che si faticava persino a nominare, avvolta com’era da un alone di inevitabilità. Oggi, invece, il panorama è radicalmente mutato, come sottolinea Alessandro Corso, direttore del dipartimento di Oncologia dell’ospedale di Legnano, il quale, in un recente incontro a Milano, ha evidenziato come siano proprio la sopravvivenza e la qualità della vita i parametri che hanno registrato i progressi più significativi. “Siamo riusciti a migliorare la sopravvivenza e ad allungare la vita in termini di qualità”, ha affermato Corso, spiegando che questo traguardo è stato reso possibile da due fattori principali: la gestione dei pazienti, che avviene prevalentemente in ambito ambulatoriale, e l’evoluzione dei trattamenti, i cui effetti collaterali, grazie soprattutto all’avvento dei farmaci biologici, si sono notevolmente ridotti rispetto al passato, eliminando alcuni degli eventi avversi tipici dei protocolli chemioterapici.
Il cambiamento epocale in dieci anni
A delineare con precisione questa trasformazione è anche Silvia Mangiacavalli, la quale ricorda come negli ultimi dieci anni la storia clinica della malattia sia stata riscritta dall’ingresso nella pratica quotidiana di classi farmacologiche innovative. Si è passati, infatti, dagli inibitori del proteasoma e dagli immunomodulatori agli anticorpi monoclonali, fino ad approdare, ultimamente, a terapie di precisione che prendono di mira una specifica proteina, il Bcma, espressa sulla superficie delle cellule tumorali. Questi nuovi agenti terapeutici, tra i quali si annoverano le molecole più recenti, sono in grado di riconoscere con estrema selettività il loro bersaglio, colpendolo in maniera efficace e riducendo il danno ai tessuti sani, il che rappresenta un vantaggio non secondario nel percorso di cura.
Un nuovo farmaco in arrivo: belantamab mafodotin
Proprio in questo contesto di rapida innovazione si inserisce la notizia relativa a belantamab mafodotin, un anti farmaco-coniugato – o ADC, nella terminologia tecnica – indicato per il trattamento del mieloma multiplo in prima recidiva. Dopo aver ottenuto l’approvazione da parte dell’Agenzia Europea per i Medicinali, il farmaco sta completando l’iter registrativo anche nel nostro paese. Nel frattempo, la casa farmaceutica produttrice, GSK, ha deciso di renderlo disponibile, a un prezzo simbolico, per tutti i centri specializzati che ne faranno richiesta, una mossa che consentirà a molti pazienti italiani di beneficiare precocemente di quanto emerso dagli studi clinici, senza dover attendere il completamento delle procedure burocratiche.
La nuova quotidianità della malattia
Il passaggio da una condizione acuta e spesso ingovernabile a una patologia cronica con cui convivere a lungo termine è, dunque, il cuore di questa rivoluzione silenziosa. La gestione ambulatoriale, cui faceva riferimento Corso, non è un dettaglio organizzativo, ma il riflesso tangibile di terapie meglio tollerate, che permettono alle persone di mantenere una quotidianità accettabile, lontano dai lunghi ricoveri ospedalieri. La mutazione del linguaggio comune, che ora nomina il tumore senza più reticenze, è solo l’epifenomeno di un cambiamento sostanziale, reso possibile da una ricerca che non ha mai smesso di esplorare strade nuove, trasformando progressivamente la prospettiva di chi si ammala e di chi cura.




