Porto Vecchio, nuovi sgomberi dopo il rogo: 50 migranti rintracciati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Questura di Trieste ha avviato il 5 novembre nuovi sgomberi nei magazzini del Porto Vecchio, l'ex scalo asburgico dove quattro giorni prima un incendio aveva causato la morte di due giovani. Le forze dell'ordine hanno rintracciato circa 50 migranti che trovavano riparo negli edifici dismessi, in un'operazione cominciata nella mattinata e disposta in via diretta a seguito della tragedia.

Il rogo nel Magazzino 18 e le indagini della Procura

L'incendio è divampato domenica sera all'interno del Magazzino 18 e i corpi senza vita sono stati ritrovati lunedì 2 novembre. Le vittime sono Marilisa Covasso, ventunenne friulana, e un giovane marocchino di 23 anni che era con lei. Dalla prima ispezione esterna sulle salme è emerso che i due sarebbero morti intossicati dal monossido di carbonio sprigionato dal fumo, prima di essere raggiunti dalle fiamme, che ne hanno parzialmente ustionato i corpi.

La Questura ha avviato gli accertamenti per verificare la sussistenza dei reati di incendio e omicidio colposo, mentre la Procura procede al momento con l'ipotesi di omicidio colposo. Le cause del rogo e le circostanze precise della morte sono ancora oggetto di verifica da parte degli inquirenti, che dovranno stabilire come si siano sviluppate le fiamme e se vi siano responsabilità. Secondo le prime ricostruzioni riportate dalla stampa, il fuoco sarebbe partito da un braciere o da un piccolo fornello acceso per scaldarsi nel magazzino.

Gli sgomberi precedenti e le polemiche sull'area

Quello di giovedì non è il primo intervento nell'area. Il 21 giugno 2024 era stato sgomberato il Silos, l'edificio accanto alla stazione dove vivevano in condizioni precarie 165 persone, trasferite in centri di accoglienza di diverse regioni; l'immobile era stato poi recintato. Le persone si erano spostate in altri magazzini del porto, e nel novembre 2024 un'ulteriore operazione aveva liberato l'area all'ingresso del Porto Vecchio, occupata da un centinaio di migranti. Nel gennaio 2026 un nuovo sgombero aveva coinvolto i magazzini dismessi, ma era stata trasferita soltanto una parte di chi dormiva all'addiaccio.

Gianfranco Schiavone, dell'Ufficio rifugiati di Trieste (ICS), aveva giudicato lo sgombero del Silos non accompagnato da altre misure di accoglienza, tanto da definire gli interventi di questo tipo operazioni «spot». Le associazioni segnalano da tempo il paradosso di strutture con posti letto liberi mentre un centinaio di persone resta in strada o nei magazzini. Nei giorni scorsi la vicenda ha alimentato polemiche anche perché, a poca distanza dal Magazzino 18, si teneva la festa della birra, costata 260mila euro alla giunta comunale di centrodestra e rivelatasi un flop.

Il Porto Vecchio, tra abbandono e riqualificazione

Il Porto Vecchio è un'area abbandonata da circa 80 anni, interessata da un costoso progetto di restyling che promette di restituirle valore. Nel frattempo gli edifici dismessi, privi di impianti e di sistemi antincendio, restano frequentati da chi non trova un posto in accoglienza, e la tragedia ha riportato l'attenzione sulle condizioni di sicurezza di questi spazi.

Il Magazzino 18 ha anche un forte valore simbolico per la città: ha custodito per decenni le masserizie degli esuli istriani, fiumani e dalmati, il cui contenuto è stato trasferito di recente altrove. Gli edifici dell'ex scalo, ancora in attesa di recupero, sono al centro di operazioni di chiusura per ragioni di sicurezza e igiene, in vista dei lavori di riqualificazione.

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