Tragedia nella neve: non ce l’ha fatta il terzo scialpinista francese travolto dalla valanga a Courmayeur
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Redazione Interno
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Il bilancio dello schianto bianco che domenica mattina ha colpito il Canale del Vesses, nel comprensorio di Courmayeur, in Valle d’Aosta, è purtroppo destinato a segnare tre vite spezzate. Il giovane freerider di 35 anni, originario di Chamonix come i suoi due compagni di avventura ed estratto dai soccorritori in condizioni disperate, si è spento questa mattina all’ospedale Giovanni Bosco di Torino. Ricoverato in gravissime condizioni dopo essere stato travolto da una massa di neve e detriti staccatasi dal canalone, l'uomo era giunto in pronto soccorso in arresto cardiaco e in ipotermia profonda, un quadro clinico che ha subito allarmato i sanitari. Nonostante l’applicazione immediata di tecniche di rianimazione avanzate, tra cui il cosiddetto Ecls (ExtraCorporeal Life Support), una procedura di supporto vitale che consente il riscaldamento del sangue e l’ossigenazione artificiale del corpo, il suo cuore non ha più ripreso a battere in modo autonomo.
Un gruppo di amici spazzato via dalla massa di neve
I tre scialpinisti francesi, di 29, 31 e 35 anni, avevano deciso di affrontare una discesa fuoripista in una delle zone più suggestive ma anche più insidiose del Monte Bianco, il Canale dei Vesses, in Val Veny. Erano tutti dotati di Artva, il dispositivo per la ricerca dei travolti in valanga, e i soccorsi, allertati da altri frequentatori della zona che avevano assistito alla scena o udito il boato della slavina, sono scattati con tempestività. L’intervento del Soccorso Alpino Valdostano e della Guardia di Finanza ha permesso di individuare e disseppellire rapidamente i tre, ma la violenza della valanga non ha lasciato scampo. La coltre bianca che li ha sepolti superava infatti il metro e mezzo di spessore, una mole di neve che ha compresso i corpi impedendo qualsiasi possibilità di respirazione autonoma. Uno di loro è deceduto praticamente subito dopo l’estrazione, mentre il secondo è spirato poco dopo il suo arrivo al pronto soccorso dell’ospedale di Aosta, senza che i medici potessero fare nulla per strapparlo alla morte.
Il dramma silenzioso del Tirolo austriaco
Sulle Alpi, nello stesso weekend, la furia della natura non ha risparmiato nemmeno il versante austriaco. Un’altra tragedia, analoga nella dinamica ma altrettanto devastante nelle conseguenze, si è consumata domenica pomeriggio sul ghiacciaio dello Stubai, nel Tirolo. Due snowboarder, entrambi di 37 anni, avevano trascorso la giornata sulle piste ma, evidentemente attratti dal fascino del fuoripista, si sono avventurati nella zona del Mutterbergl, a quota 2.115 metri, dove si è staccata una slavina di vaste proporzioni, lunga oltre 300 metri. L’allarme è scattato solo in serata, intorno alle 17:50, quando i due non hanno fatto ritorno a casa e i loro cari hanno lanciato l’allarme. Le ricerche, coordinate dalla polizia locale, si sono rivelate complesse a causa dell’oscurità e delle dimensioni dell’area interessata.
La tecnologia al servizio dei soccorsi
Fondamentale, in Austria come in Italia, si è rivelato l’impiego della tecnologia per restringere il campo delle ricerche. La localizzazione dei telefoni cellulari ha permesso di circoscrivere l’area di ricerca a una zona compresa tra il rifugio Dresdner Hütte e la stazione a valle di Gamsgarten. Successivamente, l’uso di droni dotati di termocamere ha consentito di individuare dall’alto il cumulo della valanga e di rilevare due tracce di ingresso nella neve fresca, inequivocabili segnali del punto in cui i due snowboarder avevano iniziato la loro discesa. I soccorritori, raggiunta l’area del distacco, hanno attivato i rilevatori Artva e intorno alle 21:30 hanno captato i segnali. I corpi sono stati recuperati dal personale della Bergrettung Neustift, ma per i due 37enni non c’era già più nulla da fare: il medico d’urgenza, giunto sul posto, non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Tre amici francesi e due compagni di sport austriaci, accomunati dallo stesso amore per la montagna invernale e dalla stessa, tragica fine sotto una valanga.




