Sovizzo piange Alberto Zordan, il runner morto nel sonno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è ancora tanta incredulità a Sovizzo per una morte che, al momento, non trova spiegazioni. Giovedì pomeriggio centinaia di persone, in una chiesa gremita oltre ogni aspettativa, hanno voluto dare l’ultimo saluto ad Alberto Zordan, il runner e grafico di 48 anni spentosi improvvisamente nella notte tra sabato e domenica. Tra la folla, che si stringeva in un dolore silenzioso, si riconoscevano i volti dei compagni di squadra del Team Km Sport di Verona, degli alpini e di una miriade di amici e conoscenti, tutti uniti dallo stesso sgomento. Sul feretro, un’immagine potentemente simbolica ha catturato l’essenza di un’intera esistenza: un paio di scarpe da running gialle fluo, testimoni muti di una passione vissuta con intensità e di una genuinità che tutti ricordano.

Le parole di don Pietro e il ricordo degli amici

Durante la celebrazione, le parole di don Pietro hanno cercato di dare un senso all’insensato, attingendo a piene mani dalla musica di Vasco Rossi per dipingere il ritratto di un uomo libero e autentico. Un gesto, il suo, che ha toccato le corde più profonde di chi ascoltava, rendendo il clima ancor più partecipato e commosso. Gli amici, dal canto loro, non hanno esitato a definirlo “un samurai”, evocando con questa metafora un’idea di forza interiore, di disciplina e di un’onestà che andava oltre il semplice ambito sportivo. Emerge, da questi frammenti di ricordi, la figura di una persona che ha lasciato un segno indelebile, la cui assenza si fa sentire con un peso particolare.

Le indagini delle procure per fare luce

La scomparsa di Alberto Zordan, tuttavia, non è un evento isolato ma si inserisce in un quadro che ha immediatamente allertato le autorità giudiziarie. A soli venti giorni di distanza, infatti, un altro atleta della stessa società, il Team Km Sport, ha incontrato la stessa, inspiegabile fine. Una coincidenza temporale e geografica che non poteva passare inosservata, spingendo le procure di Vicenza e di Verona ad aprire due distinte inchieste, ciascuna sul proprio territorio di competenza. L’obiettivo primario, come ha precisato il procuratore di Vicenza, è quello di “dissipare dubbi o sospetti”, cercando di capire se possa esistere un nesso tra due tragedie così simili e ravvicinate.

In attesa dei risultati dell'autopsia

Sul decesso di Zordan, avvenuto per un arresto cardiocircolatorio nel cuore della notte, l’autopsia è già stata eseguita e ora si attende l’esito delle analisi, che potrebbero fornire i primi, fondamentali elementi di chiarezza. La Procura vicentina, che ha aperto un fascicolo d’indagine al momento senza indagati, sta metodicamente acquisendo tutta la documentazione disponibile, non solo di carattere medico. Si tratta di un lavoro minuzioso, necessario a ricostruire con precisione le ultime ore di vita del maratoneta e a escludere, o eventualmente confermare, qualsiasi circostanza anomala che possa aver condotto a un epilogo così improvviso e drammatico.

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