Addio a Dolly Parton, la regina del country che ha incantato anche cinema e tv senza mai piegarsi al politicamente corretto

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È morta Dolly Parton, la regina del country che ha incantato anche cinema e tv senza mai piegarsi al politicamente corretto. La notizia della scomparsa dell'artista, avvenuta oggi all'età di 80 anni, è stata diffusa dalla famiglia attraverso un video pubblicato sul profilo Instagram ufficiale della cantante, con il nipote Bryan Seaver a dare l'annuncio. La Parton si è spenta a Nashville, in Tennessee, nella sua casa, circondata dall'affetto dei propri cari, senza che la famiglia abbia reso nota la causa del decesso.

Una carriera lunga sette decenni

Nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, nel cuore delle Great Smoky Mountains, Dolly Rebecca Parton era la quarta di dodici fratelli e crebbe in una famiglia segnata dalla povertà ma unita dalla fede pentecostale e dalla musica religiosa.

Fin da bambina mostrò un talento precoce, scrivendo canzoni e esibendosi in programmi radiofonici e televisivi locali prima ancora di compiere dieci anni; a tredici anni incise alcuni brani per una piccola etichetta discografica della Louisiana e si esibì al Grand Ole Opry di Nashville, dove conobbe Johnny Cash, che la incoraggiò a proseguire la carriera musicale.

Dopo aver completato gli studi, nel 1964 si trasferì a Nashville per tentare la fortuna nel business della musica country, e la consacrazione arrivò negli anni Sessanta grazie anche alla collaborazione con Porter Wagoner, che la volle nel suo celebre programma televisivo.

La sua carriera, durata oltre mezzo secolo, l'ha vista pubblicare 49 album in studio e vendere più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo, con 25 singoli al primo posto e 11 Grammy Awards vinti.

Tra i suoi brani più celebri, destinati a diventare veri e propri classici della musica americana, spiccano "Jolene" del 1973, con il suo irresistibile mix di dolore e implorazione femminile, "I Will Always Love You", una ballata struggente del 1974 riportata al successo planetario dalla potente reinterpretazione di Whitney Houston nel 1992, e "9 to 5" del 1980, inno ironico e battagliero al lavoro femminile che diede il titolo al film in cui la cantante recitò.

Il suo repertorio, capace di combinare le classiche strutture del country con elementi pop e trasversali, include anche "Here You Come Again" del 1977, che segnò il suo ingresso nel pop, e "Coat of Many Colors" del 1971, un commovente racconto autobiografico della sua infanzia che incarna perfettamente la poetica della dignità nella povertà.

Un'icona oltre la musica

Dolly Parton, tuttavia, è stata molto più di una cantante: attrice, imprenditrice e icona culturale e sociale, ha saputo trasformare la propria immagine, fatta di capelli biondissimi, unghie lunghe, abiti ricoperti di paillettes e tacchi vertiginosi, in un vero e proprio marchio personale, senza mai nascondere quel lato appariscente che divenne una sorta di firma inconfondibile. Al cinema, oltre a "Dalle 9 alle 5...

Orario continuato" accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin, che le valse una nomination ai Golden Globes, partecipò a film come "Fiori d'acciaio", consolidando la sua popolarità ben oltre i confini della musica country. Nel 1986 aprì Dollywood, un parco di divertimenti nel Tennessee che porta il suo nome, costruendo un impero che si estese alla televisione, all'editoria e al teatro.

La sua attività filantropica, in particolare attraverso la Imagination Library, un programma dedicato alla promozione della lettura infantile con cui sono stati distribuiti centinaia di milioni di libri ai bambini, rappresenta una delle sue eredità più importanti, insieme alla donazione di un milione di dollari alla ricerca durante la pandemia.

Negli ultimi tempi la salute della cantante aveva destato preoccupazione: l'anno scorso era stata costretta a cancellare vari spettacoli e una residenza a Las Vegas a causa di una serie di interventi medici, limitandosi a dichiarare che, in seguito alla malattia e poi alla morte dell'amato marito Carl Dean, avvenuta nel marzo 2025, aveva trascurato la sua salute.

Il cordoglio del presidente Trump

La scomparsa di Dolly Parton ha scosso emotivamente gli Stati Uniti, e il presidente Donald Trump ha espresso il suo cordoglio sui social, annunciando che le bandiere di tutto il Paese rimarranno abbassate a mezz'asta per una settimana in suo onore.

"È con grande tristezza che annuncio la scomparsa di Dolly Parton, una delle più grandi cantanti country – e non solo – di tutti i tempi", ha scritto Trump su Truth, definendo la sua perdita "una vera perdita per milioni di persone" e aggiungendo: "Non c'è mai stata e mai ci sarà un'altra come lei". Con oltre 3.000 canzoni scritte e una carriera che ha attraversato sette decenni, la regina del country lascia un vuoto incolmabile nella musica americana, ma anche un'eredità artistica e umana che ha saputo raccontare l'amore, la povertà, la famiglia, la fede e la resilienza senza filtri né retorica, trasformando la sua biografia segnata dalla povertà in un repertorio capace di attraversare country, pop, bluegrass, cinema e televisione.

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