L’Empire State Building si illumina di rosa per Dolly Parton, addio alla regina del country
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Redazione Cultura e Spettacolo
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New York ha scelto il suo colore più iconico per salutare una delle sue figlie adottive più amate, anche se Dolly Parton, manco a dirlo, di newyorkese non aveva proprio nulla. L’Empire State Building, il grattacielo che da quasi un secolo domina lo skyline di Manhattan, si è tinto di rosa per rendere omaggio alla leggenda della musica country scomparsa ieri all’età di 80 anni, quasi a voler restituire alla memoria collettiva tutto il luccichio, il cotonato e la sfacciataggine glamour che hanno reso inconfondibile la sua immagine per oltre sessant’anni di carriera.
Un’icona americana si spegne, il ricordo di una vita straordinaria
Autrice, cantante, attrice e imprenditrice, Dolly Parton ha attraversato la storia della musica americana con una valigia piena di sogni e una chitarra sempre a portata di mano, firmando brani che sono diventati patrimonio collettivo come "Jolene", "9 to 5" e quella "I Will Always Love You" che Whitney Houston avrebbe poi trasformato in un inno eterno, sebbene la versione originale della Parton conservi ancora oggi un’intimità e un dolore che pochi sanno restituire.
La sua scomparsa ha scosso non solo il mondo della musica, ma anche quello del cinema, della filantropia e, come non si smette di ricordare in queste ore, del sindacalismo americano, perché Dolly Parton è stata anche una delle più agguerrite sindacaliste nella storia dell'industria discografica, una lavoratrice della musica che non ha mai smesso di usare il proprio potere per tutelare chi suonava al suo fianco, dai turnisti ai coristi, fino agli ultimi dei tecnici.
Le battaglie sindacali e la forza della lavoratrice della musica
Quando si pensa a Dolly Parton, è facile che la mente corra subito alle parrucche cotonate, ai vestiti luccicanti e al sorriso smagliante, ma chi l’ha conosciuta davvero sa che sotto quella superficie di zucchero filato si nascondeva un carattere di acciaio, forgiato dalla povertà e dalla determinazione di chi non ha mai dimenticato le proprie radici nei monti Appalachi.
La sua è stata una vita spesa a combattere su più fronti, e se da un lato incantava il pubblico con la sua voce calda e inconfondibile, dall’altro non esitava a mettere il suo peso, e la sua influenza, al servizio dei diritti dei musicisti, spesso lasciati in balia di contratti capestro e logiche predatorie che ancora oggi affliggono l’industria.
E non si trattava di un impegno di facciata, perché lei stessa aveva sperimentato sulla propria pelle cosa significasse essere sfruttati, e quel ricordo l’ha spinta a diventare un punto di riferimento per generazioni di artisti che hanno trovato in lei non solo un’ispirazione musicale, ma anche un modello di integrità e coerenza.
Filantropia e Imagination Library, il dono dei libri ai bambini
Accanto alla musica e alle battaglie sindacali, c’è un altro aspetto della vita di Dolly Parton che merita di essere sottolineato, ed è la sua straordinaria attività filantropica, che forse, in un mondo ideale, dovrebbe essere ricordata con la stessa intensità delle sue canzoni più celebri.
La Imagination Library, il progetto nato in omaggio a suo padre, un uomo cresciuto nell’analfabetismo che non aveva mai avuto la possibilità di imparare a leggere, ha distribuito nel corso degli anni trecento milioni di libri a bambine e bambini di tutto il mondo, un regalo inestimabile che ha aperto le porte dell’istruzione a milioni di piccoli lettori che altrimenti non avrebbero mai avuto accesso alla cultura.
Ma il suo cuore grande non si è fermato qui, perché Dolly Parton ha elargito donazioni cospicue alla ricerca pediatrica e, durante i difficili anni della pandemia, ha contribuito con generosità alla ricerca per i vaccini, dimostrando ancora una volta che il suo impegno verso il prossimo non era solo una questione di immagine, ma una scelta di vita profondamente radicata nella sua fede e nella sua educazione.
Il Tennessee di Dolly, i luoghi di una regina della country music
E poi c’è Nashville, la città che per Dolly Parton è stata molto più di una semplice rampa di lancio, perché è lì che la ragazza del Tennessee si è trasformata in una leggenda planetaria, passando dalle stanzette degli studi di registrazione ai palchi più prestigiosi del mondo.
I luoghi che hanno segnato la sua vita personale e artistica sono disseminati tra le colline del Tennessee e le strade di Nashville, dove ogni angolo racconta un pezzo della sua storia, dal Ryman Auditorium, il celebre "Mother Church of Country Music", fino ai teatri e ai locali dove ha affinato il suo talento prima di diventare la regina indiscussa del genere.
Per i fan e per tutti coloro che hanno amato la sua musica, questi luoghi rappresentano oggi delle vere e proprie mete di pellegrinaggio, perché è lì che si respira ancora l’aria di un’epoca in cui Dolly Parton, con la sua voce e le sue canzoni, ha ridefinito i confini della musica country e dell’intera industria dell’intrattenimento.
Ha venduto più di 100 milioni di dischi, ha influenzato generazioni di autori e interpreti conquistati dal suo spirito indomabile, dal suo senso dell’umorismo brillante e dalla sua saggezza schietta e popolare, e ha raccontato con vivida precisione i dettagli della sua infanzia in povertà, cantando di amore, fede, perdita e rimpianto come solo i grandi sanno fare.
Il suo lascito, insomma, è talmente vasto e articolato che sarà difficile, per molto tempo, pensare alla musica americana senza sentire ancora vibrare la sua voce, e forse è proprio questo il miglior tributo che si potesse rendere a un’artista che ha saputo trasformare il dolore in arte e la fragilità in forza.
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