Fabio Roversi Monaco, l’università perde il rettore che la rese internazionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Ateneo di Bologna, e con esso l’intera città, si è fermato a piangere la scomparsa di Fabio Roversi Monaco, morto a 87 anni dopo una carriera interamente spesa, e per lungo tempo diretta, tra le mura dell’Alma Mater. A tracciarne il profilo, nel giorno dell’addio, sono stati il rettore Giovanni Molari e il sindaco Matteo Lepore, uniti nel riconoscere la portata di un’eredità che ha segnato in modo indelebile le istituzioni cittadine e il panorama culturale nazionale. Molari, nel definire l’ex rettore – che ha tenuto le redini dell’università per quindici anni, dal 1985 al 2000 – una delle figure più autorevoli e rappresentative, ha voluto sottolineare la capacità di Roversi Monaco di coniugare una visione lungimirante con un “profondo senso delle istituzioni”, qualità che gli hanno permesso di proiettare l’Ateneo oltre i confini nazionali.

Il “multiforme ingegno” di un giurista che ha attraversato la storia dell’Ateneo

L’aggettivo “multiforme”, utilizzato quasi all’unisono da chi lo ha ricordato, restituisce l’immagine di un intellettuale la cui attività non si è mai limitata a un solo versante. Nato ad Addis Abeba nel 1938, Roversi Monaco si era laureato in giurisprudenza nel ’62, ottenendo la libera docenza cinque anni più tardi. Il suo percorso accademico, prima come ordinario di diritto costituzionale e poi, dal 1975, come titolare della cattedra di diritto amministrativo, si è sviluppato quasi interamente nell’università dove avrebbe poi impresso la sua direzione più politica. Fu quella la fase in cui, da rettore, trasformò la struttura in un modello di modernizzazione e apertura internazionale, riuscendo a far dialogare il peso della tradizione – la più antica università del mondo occidentale – con le esigenze di una ricerca sempre più competitiva a livello globale.

Il cordoglio della città e il rito dell’ultimo saluto in Santa Lucia

La scomparsa, avvenuta venerdì, ha lasciato un vuoto tangibile anche nel tessuto cittadino, dove Lepore lo ha definito “figura di eccezionale rilievo”. Il riconoscimento, per il sindaco, non è stato solo formale: Roversi Monaco è stato a lungo un punto di riferimento per le politiche culturali della città, capace di intrecciare il destino dell’università con quello della comunità accademica e civile. Per l’ultimo saluto, le esequie si terranno lunedì 30 marzo alle 12 nell’aula magna di Santa Lucia, uno spazio simbolico che ha accolto per decenni i momenti solenni della vita accademica; l’apertura delle porte al pubblico è prevista per le 11, per consentire a chiunque voglia rendere omaggio di farlo in un contesto che fu, per così dire, la sua “casa” istituzionale.

Dall’ordinariato alla laurea honoris causa, una carriera di prestigio

L’eredità scientifica di Roversi Monaco si regge su una solida base di diritto amministrativo, disciplina che ha insegnato come professore emerito fino al 2012, dopo aver iniziato il suo percorso da ordinario nel 1972. Un curriculum che gli valse, nel corso degli anni, numerosi riconoscimenti tra cui, significativamente, la laurea honoris causa conferitagli dall’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Un Titolo che si aggiungeva a una lunga serie di incarichi, sempre giocati sull’equilibrio tra rigore tecnico e capacità di innovare, elementi che hanno caratterizzato la sua lunga gestione dell’Ateneo bolognese e che oggi ne segnano il ricordo, tra le aule che ha contribuito a rendere protagoniste sulla scena internazionale.

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