Sì di Bruxelles al 20esimo pacchetto di sanzioni alla Russia e al prestito da 90 miliardi per Kiev

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo mesi di stallo, dovuti principalmente alle resistenze ungheresi e slovacche, l’Unione Europea ha trovato un’intesa che sblocca due dossier cruciali legati alla guerra in Ucraina. È arrivato, infatti, il via libera preliminare da parte degli ambasciatori dei Ventisette, riuniti in sede di Coreper, sia per il ventesimo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia sia per l’erogazione di un prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kiev, un sostegno finanziario pensato per coprire il biennio 2026. La svolta, che arriva a distanza di mesi dalla concertazione iniziale, è stata possibile grazie al ripristino delle forniture dell’oleodotto Druzhba, la cui riapertura – annunciata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky – ha di fatto disinnescato il veto finora opposto da Viktor Orbán e Robert Fico.

Il nodo dell’oleodotto Druzhba e lo sblocco politico

La pipeline, il cui nome in russo significa “amicizia”, era diventata il principale ostacolo geopolitico per la finalizzazione degli aiuti. Danneggiato da settimane a causa del conflitto – con Kiev che ha sempre attribuito i danni agli attacchi russi – il suo pieno ripristino ha permesso la ripresa dei flussi di petrolio verso i Paesi dell’Est Europa, Ungheria e Slovacchia in testa. Budapest, che aveva subordinato il proprio assenso al ritorno alla normalità delle consegne, ha così ritirato le contestazioni, consentendo a Bruxelles di procedere spedita. La procedura, come spiega un portavoce della presidenza di turno cipriota, seguirà ora un iter scritto per l’adozione definitiva da parte del Consiglio, prevista entro domani pomeriggio; si tratta, in sostanza, di un passaggio tecnico formale che non dovrebbe incontrare ulteriori intoppi.

Le misure del ventesimo pacchetto sanzioni

L’intesa non si limita al solo piano finanziario. Il ventesimo pacchetto di misure restrittive contro Mosca introduce novità significative sul fronte energetico, mirando a chiudere alcune delle principali falle che avevano finora permesso al Cremlino di mitigare l’impatto delle precedenti sanzioni. Tra le disposizioni più rilevanti, spicca il divieto totale di servizi marittimi per il trasporto di petrolio greggio e prodotti raffinati di origine russa, una mossa studiata per colpire direttamente le rotte commerciali. Contestualmente, viene ampliata la lista delle cosiddette “navi fantasma” – quelle imbarcazioni utilizzate per eludere i tetti di prezzo imposti dal G7 – con l’inserimento di oltre quaranta nuovi vascelli, e vengono estese le blacklist a entità finanziarie e del settore militare-industriale, comprendendo anche soggetti operanti in paesi terzi come la Cina e gli Emirati Arabi Uniti, accusati di facilitare l’elusione delle restrizioni.

Il valore strategico del prestito da 90 miliardi

Sul fronte degli aiuti diretti a Kiev, il prestito da 90 miliardi rappresenta un salvagente essenziale per la stabilità macroeconomica del paese. L’assistenza, che arriva in un momento delicato in cui anche i finanziamenti statunitensi hanno subito una battuta d’arresto sotto la presidenza di Donald Trump, servirà a sostenere il bilancio pubblico ucraino e, di riflesso, la sua capacità di resistenza sul campo. L’ok del Coreper non solo rimette in moto un dossier rimasto fermo per mesi, ma legittima l’impegno europeo a coprire una fetta decisiva del fabbisogno finanziario di Kyiv per i prossimi due anni, assicurando liquidità in un frangente in cui le infrastrutture critiche del paese continuano a subire la pressione dei bombardamenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.