Boom del regifting, il fenomeno della rivendita dei regali di Natale poco graditi
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Redazione Economia
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In Italia, il fenomeno del "regifting" sta prendendo sempre più piede, soprattutto durante il periodo natalizio. Questo termine, che indica la pratica di rivendere o donare a terzi i regali ricevuti ma non apprezzati, sta diventando una tendenza diffusa. Secondo un'analisi di Confcooperative, oltre 28 milioni di persone nel nostro Paese si dedicano a questa pratica, generando un risparmio complessivo di 3,5 miliardi di euro, una cifra in crescita rispetto agli anni precedenti.
Il "regifting" non è solo una questione di risparmio economico, ma anche di sostenibilità. Molti vedono in questa pratica un modo per ridurre gli sprechi e promuovere un consumo più consapevole. Infatti, il regalo di Natale più riciclato è il vino, seguito da abbigliamento, accessori e cosmetici. Tuttavia, non mancano le critiche: alcuni ritengono che il "regifting" sia una tendenza compulsiva, frutto di una società sempre più orientata al consumo personale piuttosto che al dono per gli altri.
La pratica del "regifting" si affianca a quella del reselling, ovvero la rivendita online dei regali non apprezzati. Questa tendenza, che ha visto un boom negli ultimi anni, permette di liberarsi di oggetti indesiderati e, allo stesso tempo, di recuperare parte del valore economico del regalo. Le piattaforme online sono piene di annunci di persone che cercano di vendere i loro regali di Natale, contribuendo a un mercato in continua espansione.
Il "regifting" e il reselling rappresentano due facce della stessa medaglia: da un lato, la volontà di ridurre gli sprechi e promuovere la sostenibilità; dall'altro, la necessità di adattarsi a un contesto economico sempre più difficile.




