Trump invia la portaerei Ford al largo del Venezuela, la Russia avverte: "Abbiamo i super missili"
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Redazione Esteri
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La tensione nel mar dei Caraibi, che si va facendo sempre più palpabile, raggiunge un nuovo e pericoloso apice con l'annuncio dell'invio della portaerei Gerald Ford, un vero e proprio gigante degli oceani, nelle acque prospicienti il Venezuela. La mossa, decisa dall'amministrazione statunitense, rappresenta un'escalation senza precedenti in una contesa che, pur non avendo ancora toccato i livelli critici della crisi missilistica di Cuba, appare ormai incandescente. A bordo della nave, che viene spesso descritta come il gioiello più letale della Marina americana, si trovano non meno di settantacinque caccia pronti al combattimento, un dispiegamento di forza che molti interpretano come il preludio a un'azione militare diretta contro quello che dalla Casa Bianca viene sistematicamente definito "il narco-Stato di Maduro". Lo stesso presidente Donald Trump, tuttavia, ha parzialmente smorzato gli allarmi negando, almeno in via ufficiale, che una decisione definitiva per un intervento armato sia già stata presa.
Una minaccia che si concretizza
Contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, la cui sovranità viene percepita come sempre più minacciata, si addensano dunque nubi di guerra che paiono trasformare in realtà concrete quelle che fino a poco tempo fa erano considerate mere provocazioni verbali. Le minacce, divenute progressivamente meno velate, di "sistemare" la questione venezuelana per poi volgere l'attenzione verso Cuba e il Nicaragua, trovano ora una tangibile conferma nel dispiegamento di un gruppo navale d'attacco di proporzioni immense. Prima con l'avvicinamento di quattro navi da guerra e ora con l'arrivo imminente della portaerei Ford, gli Stati Uniti stanno esercitando una pressione militare che molti osservatori giudicano insopportabile, spingendo il paese sudamericano verso il baratro di un conflitto aperto.
Il progetto "Golden Fleet" e l'ombra della Cina
Questa imponente dimostrazione di forza navale, peraltro, sembra inserirsi in una strategia di più ampio respiro che guarda oltre l'immediata crisi caraibica. Fonti vicine all'amministrazione raccontano infatti che Donald Trump abbia espresso il desiderio di dotare gli Stati Uniti di una nuova e poderosa forza navale, concepita specificamente per la competizione strategica con la Cina. Tale flotta, che alcuni suggeriscono potrebbe essere battezzata "Golden Fleet" in omaggio alla nota passione del presidente per tutto ciò che è oro o ne richiama il colore, rappresenterebbe un significativo potenziamento delle capacità di proiezione militare americana. Non si esclude, in proposito, che in futuro si possa assistere alla costruzione di unità navali ispirate ai modelli delle vecchie corazzate, ma dotate di apparati bellici modernissimi: cannoni di ultima generazione, missili a lungo raggio e droni d'attacco, in un connubio di potenza tradizionale e tecnologia avanzata.
La risposta di Mosca e l'appello per la pace
Di fronte a questa prova di forza, la risposta della Russia non si è fatta attendere, contribuendo ad alzare ulteriormente la posta in gioco in una partita geopolitica estremamente delicata. Mosca ha infatti lanciato un monito chiaro e diretto, affermando di possedere "super missili" pronti a essere forniti al Venezuela per difenderne l'integrità territoriale e la sovranità. Questo schieramento dalla parte di Caracas, mentre si moltiplicano gli appelli internazionali a difesa del Venezuela bolivariano e dei popoli del mondo in nome della pace e della giustizia sociale, trasforma lo scontro da una disputa regionale in un potenziale confronto tra grandi potenze, riaccendendo i timori di uno scontro i cui esiti sono difficilmente prevedibili.




