L’incendio durante il trasporto e il trofeo del Sei Nazioni ridotto in cenere: niente restauro, arriva una copia
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Redazione Sport
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L’hanno estratto dalle lamiere del veicolo, quello stesso furgone rimasto coinvolto due settimane fa in un incidente stradale mentre percorreva la tratta tra Limerick e Dublino, e si sono trovati tra le mani non più l’iconico trofeo del Sei Nazioni, alto settantacinque centimetri e realizzato in argento massiccio, ma quello che ne restava dopo il passaggio delle fiamme. Il rogo, divampato a seguito dell’impatto, ha avvolto l’auto e con essa la coppa, danneggiandola in maniera talmente profonda e diffusa che gli stessi artigiani incaricati di valutarne un possibile recupero — i maestri orafi della londinese Thomas Lyte, quelli stessi che l’avevano forgiata nel 2015 — hanno dovuto arrendersi all’evidenza: non esiste restauro che possa ricondurla al suo antico splendore, né tanto meno renderla nuovamente idonea alla consegna cerimoniale. L’annuncio, arrivato direttamente dagli organizzatori del torneo, ha così ufficializzato la sorte del trofeo, destinato a essere ritirato dalla circolazione e a non svolgere più il ruolo per cui era stato concepito, quello di suggellare la vittoria nel più antico e prestigioso campionato europeo per nazionali di rugby.
La dinamica dell’incidente e la conferma dell’irreparabilità dei danni
La comunicazione ufficiale, pubblicata a distanza di quattordici giorni dall’accaduto, ha chiarito senza lasciare spazio a interpretazioni ciò che era successo: il veicolo che stava trasportando la coppa, durante gli spostamenti previsti per la terza giornata di gare, è stato protagonista di un sinistro. Nessuna delle persone a bordo, va sottolineato con sollievo, ha riportato conseguenze fisiche, ma l’urto e il conseguente incendio che ne è scaturito hanno letteralmente divorato l’oggetto. La perizia condotta dai tecnici, chiamati a esprimersi sull’entità delle lesioni subite dal manufatto, ha escluso categoricamente la possibilità di un ripristino anche solo parziale, di un ritocco che potesse celare le bruciature o restituire solidità alla struttura ormai compromessa. È stato dunque decretato il declassamento del trofeo, che cesserà di essere impiegato per le celebrazioni pubbliche e le foto di rito, e la necessità di provvedere in tempi rapidi a una soluzione alternativa che non intaccasse il rituale della premiazione.
La copia temporanea per l’edizione in corso e i piani per il futuro
Per la corrente edizione del Sei Nazioni, quella che volge ormai alle sue battute conclusive con la Francia saldamente in testa alla classifica, si è reso indispensabile ripiegare su un espediente: verrà utilizzata una riproduzione identica del trofeo, una copia che gli stessi organizzatori definiscono "da esposizione" e che, pur non avendo il valore affettivo e storico dell’originale, svolgerà egregiamente il compito di essere sollevata al cielo dalla nazionale vincitrice. Ma il progetto, a guardare più avanti, è ben più ambizioso e si spinge fino al 2027, anno per cui è stata già commissionata la realizzazione di un nuovo trofeo permanente. I tempi di lavorazione, si legge nelle note diffuse, richiederanno qualcosa come trecentosessantacinque ore di lavoro artigianale, durante le quali i maestri argentieri non si limiteranno a replicare il design del 2015. Verranno infatti recuperati e inrati nel nuovo manufatto quei frammenti della vecchia coppa che le fiamme non hanno del tutto distrutto, una scelta, questa, che permetterà di trasferire simbolicamente la storia e la tradizione del trofeo nel suo successore, quasi a voler creare un ponte materiale tra le diverse epoche del torneo.
Le caratteristiche del trofeo scomparso e il suo significato per il torneo
Quella coppa che oggi giace inutilizzabile era stata concepita nel 2015 proprio per celebrare l’evoluzione del torneo, quell’allargamento a sei squadre che nel 2000 aveva visto l’ingresso dell’Italia accanto alle formazioni britanniche e alla Francia. Otto chilogrammi di argento sterling, settantacinque centimetri di altezza e una base a sei lati su cui sono incisi gli stemmi e le date di ammissione di ciascuna partecipante: questi erano i suoi connotati principali. Era un oggetto pensato per viaggiare, per essere esposto negli stadi e nelle scuole, per avvicinare il pubblico al rugby e per rappresentare, nella sua materialità, il prestigio di un Titolo continentale le cui radici affondano fino al 1883. La sua scomparsa per mano del fuoco, sebbene accidentale e priva di quelle suggestioni da furto che hanno segnato la storia di altri trofei sportivi, rappresenta un episodio che, nella prosaica fatalità di un trasporto su gomma finito male, aggiunge comunque un capitolo anomalo e inatteso alla storia di questa competizione.




