Trump invia l'Ice in Italia per le Olimpiadi, l'Onu chiede indagini
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Redazione Sport
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L’agenzia federale statunitense per l’immigrazione e le dogane, universalmente nota con l’acronimo Ice, è sbarcata in Italia per coordinare, su mandato diretto dell’amministrazione del presidente Donald Trump, le misure di sicurezza a protezione della delegazione americana durante i Giochi Olimpici di Milano-Cortina. La notizia, riportata con esclusiva, giunge mentre l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha formalmente sollecitato, proprio ieri, un’indagine approfondita sulla morte di diversi detenuti avvenuta mentre erano sotto custodia delle autorità statunitensi. Una coincidenza temporale che getta un cono d’ombra sull’operato di un Corpo di polizia, quello dell’Ice, la cui condotta – come documentano diversi episodi di cronaca – è spesso oggetto di aspre polemiche e procedimenti giudiziari.
Il contesto di un'agenzia controversa
L’Ice, la cui sigla evoca immediatamente immagini di arresti e deportazioni, non si è fatta notare di recente solo per le sue ordinarie e discusse attività di controllo della frontiera. Le cronache giudiziarie americane, che è bene ricordare senza scadere in dettagli morbosi, la vedono coinvolta in inchieste per episodi gravi. Tra questi, alcuni dei quali hanno suscitato sdegno, rientrano l’arresto di bambini di soli cinque e otto anni e l’omicidio di Renee Good, una donna uccisa da un agente dopo aver pronunciato, secondo le ricostruzioni, parole di apparente pacificazione. Sono fatti, questi, che contribuiscono a delineare il profilo di un’agenzia il cui dispiegamento sul suolo italiano, seppure in un contesto eccezionale come quello olimpico, non può passare inosservato e solleva interrogativi circa i suoi effettivi poteri operativi e il suo raggio d’azione nel nostro paese.
Il piano di sicurezza per Milano: un dispositivo senza precedenti
L’arrivo degli agenti federali americani si inserisce in un quadro di sicurezza già estremamente rigido e complesso, disegnato dalle autorità italiane per l’evento. Milano, come anticipato dalle prime delibere del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, si appresta a vivere giorni di lockdown parziale, con l’istituzione di zone rosse, la chiusura al traffico di interi assi viari e piazze simbolo, la sospensione del trasporto pubblico in ampie aree e il divieto di accesso persino al sagrato del Duomo. Un’operazione di blindatura, questa, che vedrà l’impiego di duemila unità aggiuntive delle forze dell’ordine italiane e la presenza, già avviata da giorni, di osservatori di polizia provenienti dal Qatar. Questi ultimi, in numero di centoquattro, affiancheranno i colleghi locali con le loro uniformi e loro mezzi, portando anche specialisti in artificieri, unità cinofile e contrasto al terrorismo, in uno sforzo congiunto di prevenzione che sarà coordinato dalla centrale operativa interforze.
Le ripercussioni logistiche e gli adattamenti necessari
Le conseguenze di un simile spiegamento di forze e di misure restrittive si fanno sentire ben oltre il perimetro urbano di Milano, investendo la quotidianità di un’intera regione. Per far fronte ai prevedibili disagi nella mobilità, soprattutto per coloro che devono recarsi al lavoro negli ospedali e nelle strutture critiche, sono state predisposte soluzioni di emergenza. Il Centro Sanitario Valposchiavo, per citare un caso, ha già allestito posti letto supplementari per il proprio personale, in particolare per quello di reperibilità, ma anche per altri collaboratori non residenti che preferiscano evitare gli spostamenti giornalieri durante il picco olimpico. Una misura concreta che dimostra come l’onda d’urto dell’evento costringa a ripensare i normali ritmi, imponendo adattamenti che, se da un lato garantiscono la continuità dei servizi essenziali, dall’altro alterano profondamente la vita delle persone.




