Lo sciopero della sanità privata del 17 aprile e il nodo dei contratti dimenticati
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Venerdì 17 aprile, la sanità privata si ferma. Non sarà un’astensione simbolica, quella indetta da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, bensì una mobilitazione totale che coinvolge quasi 300mila lavoratori – tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, personale tecnico e amministrativo, senza dimenticare gli addetti delle Rsa e dei centri di riabilitazione – con conseguenze immediate e tangibili su visite specialistiche, esami diagnostici e interventi già programmati. Chi ha una prenotazione per quella data, insomma, farà bene a informarsi presso la struttura convenzionata: il rischio di un rinvio è altissimo, e nessuna controindicazione di percorso (se non l’eventuale urgenza indifferibile) potrà scavalcare il fermo dei professionisti.
Roma epicentro di una protesta che parte dai salari bloccati
La manifestazione principale si terrà in piazza Santi Apostoli, a Roma, dalle nove del mattino fino alle tredici. Ma la posta in gioco è nazionale. I sindacati denunciano da mesi il blocco dei rinnovi contrattuali in un settore – quello privato accreditato – che pure regge una fetta rilevante dell’assistenza territoriale e specialistica. I loro argomenti sono precisi: salari fermi da anni, potere d’acquisto che si è drasticamente ridotto con l’inflazione, e una distanza economica e normativa crescente rispetto al comparto pubblico. A ciò si aggiunge la carenza cronica di personale, che ha reso i turni sempre più gravosi e spesso insostenibili; una spirale, quest’ultima, che alimenta l’esodo silenzioso di chi non ce la fa più.
Le ragioni della piazza e il peso dei carichi di lavoro insostenibili
“Il mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali ha prodotto una situazione insostenibile”, scrivono le organizzazioni sindacali nella piattaforma di mobilitazione. Nessuna iperbole, a giudicare dai numeri: quasi trecentomila addetti si trovano a operare in strutture dove la carenza di personale è diventata endemica, e dove l’assenza di un riconoscimento economico adeguato finisce per minare la qualità stessa dell’assistenza. Il cortocircuito è evidente: si chiede ai professionisti della sanità privata di garantire prestazioni tempestive e sicure, ma nel contempo si lasciano i loro contratti in un limbo che dura ormai da troppo tempo.
Aiop Veneto: “Vertenza reale, ma senza tariffe certe non si costruisce nulla”
A poche ore dallo sciopero, anche Aiop Veneto (l’associazione che rappresenta le strutture private accreditate) ha scelto di intervenire con una nota che evita le posizioni di principio. “La vertenza contrattuale è reale, la sofferenza dei lavoratori è reale, e il tempo delle posizioni di principio è finito”, si legge nel documento. Il presidente Vittorio Morello chiarisce senza giri di parole: “Vogliamo rinnovare i contratti. Non è una posizione di facciata, non è una dichiarazione di circostanza alla vigilia di uno sciopero”. Tuttavia, Morello aggiunge un elemento che i sindacati non sottoscriverebbero altrettanto volentieri: “senza tariffe certe, non si costruisce nulla”. Un richiamo, il suo, alla necessità di agganciare il rinnovo contrattuale a un sistema di finanziamento stabile per le strutture private, che altrimenti – spiega la nota – non potrebbero garantire gli incrementi salariali richiesti.




