L’Europa sfida Trump con 500 milioni per la ricerca, ma il riarmo vale 800 miliardi
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Redazione Interno
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Mentre Emmanuel Macron, dalla Sorbona, lanciava un appello ai ricercatori americani invitandoli a trovare rifugio in Europa, definita "terra di libertà" in contrapposizione alle politiche restrittive di Donald Trump, Bruxelles ha svelato i numeri di una strategia che appare più simbolica che sostanziale. I 500 milioni stanziati per attrarre talenti stranieri, infatti, sembrano poca cosa se paragonati agli 800 miliardi destinati al riarmo, rivelando una priorità che poco ha a che fare con la retorica della "fuga dei cervelli".
Macron, cavalcando l’onda del malcontento nel mondo accademico statunitense – dove le pressioni della destra Maga sulle università hanno creato un clima di incertezza – ha colto l’occasione per posizionare la Francia, e l’Europa, come alternativa. "Se amate la libertà, venite da noi", ha dichiarato, in un discorso che pochi mesi fa sarebbe suonato improbabile. Ma dietro le parole, i finanziamenti europei restano esigui: appena 100 milioni sono stati destinati alla Francia per questo scopo, mentre l’Italia, gelida, fa notare che simili iniziative sono già state avviate da Roma senza clamore.
Dal ministero dell’Università e della Ricerca arriva una reazione stizzita, soprattutto per il tono trionfalista della conferenza organizzata da Macron, inizialmente battezzata "Choose Europe, Choose France". Una trovata propagandistica che, secondo alcuni, rischia di oscurare gli sforzi già in atto altrove. Intanto, la competizione tra Usa e Ue si sposta sul terreno degli incentivi fiscali: se Washington punta ad attirare aziende straniere con agevolazioni, Bruxelles risponde con fondi per i ricercatori, anche se di entità modesta.




