Hantavirus, i numeri del focolaio e le incognite dei contagi asintomatici
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Redazione Salute
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Restano complessivamente undici i casi di contagio da hantavirus notificati all’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), di cui otto confermati, due probabili e uno ancora non conclusivo. Dall’ultimo aggiornamento ufficiale – che ha sostanzialmente gelato la situazione in attesa di nuovi sviluppi – non si registrano né nuovi positivi né ulteriori decessi. Una fotografia ferma, certo, ma che non autorizza, secondo gli esperti, a cantare vittoria.
Perché l’attenzione resta alta fino a giugno
«No, non possiamo considerare concluso il focolaio attuale», spiega un virologo interpellato sulla questione. Qualche caso potrebbe ancora emergere tra i croceristi, aggiunge, anche se «il grosso arriva dopo due o tre settimane». È questo l’intervallo che tiene col fiato sospeso i sanitari: il periodo di incubazione del virus, infatti, rende possibile la comparsa di nuovi positivi almeno fino ai primi giorni di giugno. «Un po’ sappiamo di questo virus – prosegue il professore – ma non abbiamo una conoscenza analitica. Più lo studiamo e meglio è. In una fase come questa, è necessario approfondire la storia naturale della malattia».
Il caso del medico sudafricano e la quarantena a Padova
Il protocollo di massima sicurezza sanitaria è scattato intanto a Padova, dove il sindaco, Sergio Giordani, ha firmato un’ordinanza di isolamento per un medico sudafricano sbarcato all’aeroporto Marco Polo di Venezia lo scorso 26 aprile. L’uomo, dopo uno scalo ad Amsterdam, si era rintanato in un albergo della città – avvisando comunque i sanitari della propria posizione – ed è stato quindi posto in regime di quarantena obbligatoria. Un provvedimento che conferma, semmai ce ne fosse bisogno, come le autorità locali non abbiano alcuna intenzione di abbassare la guardia.
Le grandi incognite sugli asintomatici
Ma il nodo più spinoso, quello che davvero tiene accesi i riflettori fino all’inizio dell’estate, riguarda la capacità di chi non manifesta sintomi di trasmettere l’infezione. «Non sappiamo se in assenza di sintomi ci sia trasmissione», ammette senza mezzi termini il virologo. Una frase che pesa come un macigno, perché getta un’ombra di incertezza su tutte le strategie di tracciamento finora adottate. Senza una risposta chiara su questo punto, ogni valutazione sull’effettiva portata del focolaio resta necessariamente parziale.




