Truffa da 80 milioni sul fotovoltaico, sequestrato il sito Voltaiko
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Redazione Interno
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Le promesse, che circolavano principalmente attraverso canali digitali, erano allettanti e calibrate sui tempi: investire nelle energie rinnovabili, nello specifico in impianti fotovoltaici, assicurando un ritorno economico cospicuo e, cosa non secondaria, etico. Quello che ai risparmiatori, stimati in circa seimila unità sparse lungo tutta la penisola, non era stato detto è che i pannelli solari, oggetto del loro investimento, semplicemente non esistevano. Al loro posto, le autorità investigative hanno scoperto l'architettura di uno schema Ponzi di proporzioni gigantesche, un castello di carte finanziario che si reggeva sull'ingresso di nuovi capitali per ripagare, almeno in parte, i rendimenti promessi ai primi investitori.
L'operazione "Cagliostro" e il blocco dei conti
Nella giornata del 31 ottobre, un'articolata operazione condotta sotto il nome in codice di "Cagliostro" ha portato all'esecuzione di numerose perquisizioni domiciliari in diverse regioni d'Italia. L'azione, coordinata dal pm Marco Imperato della Procura di Bologna, ha visto all'opera il Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza di Bologna e il Centro operativo per la Sicurezza Cibernetica per l'Emilia-Romagna. L'intervento più significativo ha riguardato il sequestro preventivo d'urgenza del portale "Voltaiko.com", la vetrina virtuale attraverso la quale veniva amministrato l'intero sistema fraudolento, accompagnato dal contemporaneo blocco di ben 95 conti correnti, tutti riconducibili all'omonimo gruppo societario.
Il meccanismo della frode transnazionale
La macchina della truffa, che si stima abbia sottratto complessivamente circa 80 milioni di euro, funzionava su un doppio binario: da un lato, l'adescamento dei potenziali vittime, che avveniva con tecniche di marketing aggressive e rassicuranti, puntando sulla sensibilità ambientale e sulla ricerca di soluzioni di investimento alternative; dall'altro, una struttura finanziaria opaca, che muoveva i capitali attraverso una rete di conti, alcuni dei quali situati in istituti di credito esteri, per confondere le tracce e rendere più difficile la ricostruzione dei flussi di denaro. Di questo intricato sistema, che presenta i caratteri di una frode transnazionale, sono al momento dieci le persone finite nel registro degli indagati.
Le ipotesi di reato e la protezione degli investitori
Le accuse che pendono nei confronti degli organizzatori della maxi-truffa spaziano dall'associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di frodi informatiche e all'aggiotaggio, all'appropriazione indebita e all'emissione di fatture per operazioni inesistenti. Mentre la magistratura prosegue il suo lavoro per accertare le responsabilità individuali e ricostruire l'intera catena di comando, l'accento viene posto sugli strumenti a disposizione di chi ha subìto il raggiro per tentare di recuperare, almeno in parte, quanto perduto. Il sequestro preventivo dei beni, che include i conti correnti bloccati, rappresenta infatti un primo, fondamentale passo per preservare il patrimonio e destinarlo, in futuro, alla restituzione alle vittime della truffa.




