Maxi truffa sul fotovoltaico, dalla Procura di Bologna un sequestro record da 7,5 milioni di dollari in criptovalute

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ombra lunga del caso “Voltaiko”, un articolato schema Ponzi di respiro transnazionale che aveva già bruciato i risparmi di circa seimila persone su tutto il territorio nazionale, si è infranta contro un muro tecnologico ed economico alzato dagli investigatori. È di queste ore la notizia del maxi sequestro di criptovalute – oltre 7,5 milioni di dollari in valuta virtuale – eseguito da Polizia di Stato e Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bologna, un'operazione che gli stessi inquirenti non esitano a definire come una delle più rilevanti mai effettuate in Italia nel settore delle risorse digitali.

L’operazione “Cagliostro” e il meccanismo della truffa green

Questo nuovo capitolo dell’inchiesta, denominata “Cagliostro”, segue di pochi mesi l’oscuramento della piattaforma “voltaiko.com” e il sequestro di beni di lusso, lingotti d’oro e due ville nel Riminese per un valore di circa 2 milioni di euro. Stavolta l’attenzione si è concentrata sui flussi finanziari invisibili. Secondo la ricostruzione degli specialisti del Servizio Polizia Postale e del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica dell’Emilia-Romagna, i gestori della truffa adescavano i risparmiatori – questi ultimi spesso vittime inconsapevoli del meccanismo piramidale – con la promessa di rendimenti stratosferici legati a progetti “green” nel fotovoltaico all’estero; promesse che si sarebbero rivelate, a conti fatti, del tutto inconsistenti.

La svolta investigativa e la cooperazione internazionale

Per rendere più opaca la tracciabilità dei capitali illeciti, chi li aveva raccolti li trasferiva su piattaforme di scambio e li convertiva in criptovalute, sperando così di mettere al sicuro il malloppo dall’occhio delle autorità. Una strategia, questa, che ha funzionato solo per un tempo limitato. La svolta è arrivata dalla sinergia tra le competenze economico-finanziarie delle Fiamme Gialle e le avanzate tecniche di investigazione informatica della Postale: gli esperti hanno letteralmente “inseguito” i token sulla blockchain, ricostruendo i flussi di denaro fino a individuare i portafogli digitali da congelare. Non meno determinante è stato il supporto internazionale di Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale; grazie ai contatti stretti con le autorità francesi, è stato possibile eseguire il blocco tempestivo dei wallet, impedendo la dispersione di questi 7,5 milioni di dollari.

Un precedente per il contrasto al riciclaggio digitale

Il congelamento di questa ingente somma – che rappresenta solo una “parte” dei proventi illeciti secondo quanto si legge nella nota congiunta – non solo restituisce fiato alle indagini in corso, ma stabilisce anche un importante precedente operativo sul territorio italiano. Mostra come gli strumenti di indagine tradizionali possano adattarsi alla natura effimera e transfrontaliera delle valute virtuali, trasformando un potenziale strumento di anonimato in una traccia digitale preziosa. Alle spalle dei numeri dell’operazione “Cagliostro” ci sono le storie dei seimila risparmiatori coinvolti, una polveriera sociale che la magistratura bolognese sta cercando di disinnescare un colpo alla volta, rincorrendo i soldi dove nessuno si aspettava di trovarli.

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